giovedì 9 dicembre 2010

Eritemi


“I cristiani sono vittime di discriminazione e intolleranza anche in Europa” (Avvenire, 9.12.2010). Passi per la Turchia, che qui è considerato paese europeo anche se la logica stringente del cardinal Ratzinger dimostrò non esserlo (Avvenire, 13.8.2004), salvo cambiare idea un minuto dopo essere diventato papa; passi pure per Francia, Germania, Regno Unito e Svezia, dove la discriminazione e l’intolleranza ai danni dei cristiani probabilmente sta già nel non trattarli da cittadini di razza speciale (se non gode di un tot di privilegi, il cristiano si sente perseguitato); ma poi fatevi una risata: i cristiani sarebbero fatti oggetto di discriminazione e intolleranza anche l’Italia. Indicatori presi in considerazione: rimozione dei simboli cristiani; rappresentazione travisata, stereotipata e negativa dei cristiani nei media; disagi sociali come l’essere ridicolizzati o svantaggiati nei luoghi di lavoro. Tutto questo, in Italia. Viene un dubbio: ma sarà vero che in Asia e in Africa sono bruciati vivi o si tratta solo di eritemi?
 
 

2 commenti:

  1. Poveri, li capisco, io sono gay.
    So cosa significa sentirsi discriminato.
    So cosa significa sentirsi dire: se non fai vedere chi sei non ci sono problemi.
    So cosa significa essere visto in maniera stereotipata.
    So cosa significa essere ridicolizzati o svantaggiati nei luoghi di lavoro.
    So cosa significa non poter essere chi si è in giro per il mondo.
    So cosa significa non vedersi riconosciuti diritti civili per colpa delle convinzioni altrui.
    So cosa significa essere discriminato in Italia anche per merito dei cristiani.

    Capisco quindi perfettamente quello di cui parlano. Dover lottare sempre per avere pari dignità sociale. Non capisco perché ne parlino loro, però. In riferimento all'Italia, poi...


    Vorrai parlare delle intollerabili discriminazioni italiche nei confronti degli insegnanti di religione, che godono di uno status tale che possono permettersi di prendere punti per la scuola laica facendo supplenze per conto del vescovo?
    Queste sì sono discriminazioni.

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