giovedì 5 maggio 2011

Radio Radicale


È un discorso che tenevo da parte da tempo. Avrei voluto farlo argomentando con dei numeri, ma non ho il tempo per raccoglierli. Rinuncio, quindi, a verificare se la mia impressione sia fondata e mi limito a esprimerla: la qualità di Radio Radicale è peggiorata in modo drammatico negli ultimi mesi, perdendo la virtù di essere un organo di partito senza darlo troppo da vedere, diventando il gracchiante megafono di Marco Pannella.
È molto probabile che Massimo Bordin avesse previsto e, rassegnando le sue dimissioni, intendesse sottrarsi da ogni responsabilità in quello che mi pare sia il determinato proposito di dilapidare un patrimonio di credibilità e di affidabilità nell’informazione. Il palinsesto è ormai piegato alle ubbie e alle paturnie dell’editore, sempre più ermetiche e farneticanti. Da grandangolo sul mondo intero, Radio Radicale è diventato il baracchino di un vecchiaccio testardo, vanitoso e cattivo. Che ancora non sarebbe niente, se non fosse che si concede pure del sentimentalismo.
Non parliamo del contorno. Chi per devozione filiale, chi perché non potrebbe altrimenti sbarcare il lunario, chi perché ci tiene a venire nella foto.


9 commenti:

  1. ho notato che Pannella invade l'orario della Rassegna Stampa mattutina.

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  2. E' già da tempo, ancor prima della nuova direzione, che Radio Radicale era diventata Radio Pannella, con un crescendo di autoreferenzialità ormai insostenibile. L'avvento del nuovo direttore aveva lasciato presagire buone cose: un riallineamento e una razionalizzazione del palinsesto, facendo scomparire le insopportabili repliche delle conversazioni demenziali della domenica ripetute in loop fino al lunedì mattina prima della rassegna stampa, mandando le ridicole intemperanze di Giorgio Pagano a dopo la mezzanotte, creando spazi di filo diretto a orario fisso. Pannella si è lamentato, sulla radio, dei cambiamenti e Paolo Ferrari ha dovuto adeguarvisi, evidentemente: ritorno del loop domenical-seral-notturno-mattutino, fili diretti che da fissi si trasformano in aleatori a seconda del bisogno del Gran Vecchio di sbraitare e blaterare su qualunque argomento che l'ubbia del momento gli faccia ritenere irrimandabile e altri cambiamenti all'ultimo minuto dello stesso, deprimente, tenore. Il colmo è stato raggiunto settimana scorsa con una conversazione straordinaria dell'ineffabile duo in cui a un certo punto Bordin ha dovuto ricordare a Pannella che l'argomento era la Libia e non i dieci milioni di processi civili arretrati. Ma anche le rassegne stampa sono migliori quando a farle è chiunque purché non Bordin.
    Purtroppo è molto chiaro l'intento: il partito, la radio, ma che dico, l'idea stessa di che cosa significa essere radicali, sono tutte SUE creature, destinate a sparire con lui, che tuttavia per ora si ritiene evidentemente immortale (vedi la candidatura, turlupinante e ammiccante, alle comunali di Milano), e in quanto sue creature sono strumenti che lui ha il diritto di utilizzare come meglio gli pare, il che, nella sua testa, significa nell'unico modo razionale possibile: quello elaborato dalla sua mente, e al diavolo se poi il movimento radicale alla sua morte andrà in mille pezzi e scomparirà, nonostante tutti gli sforzi e i sacrifici dei vari militanti che in tale movimento avevano genuinamente creduto e per esso si erano spesi.

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  3. mh, può darsi. Come senza dubbio questa è una delle motivazioni di Bordini. Però aggiungersi alla longa lista dei detrattori di Marco mi pare altrettanto sentimentalistico. Dev'essere un limite delle persone brillanti (vecchiacci testardi, vanitosi e cattivi).

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  4. "aggiungersi alla longa lista dei detrattori di Marco" più che altro potrebbe essere assimilabile a sparare sulla croce rossa

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  5. A meno di una rifondazione, i radicali sono finiti. Come i comunisti, i verdi (quelli italiani), gli azionisti, i laici. Al concertone del primo maggio ci propinano ancora Lucio Dalla e Francesco De gregori. Ci mancano solo Gino Latilla e Flo Sandon's. Se i giovani non si inventano in fretta qualcosa di nuovo ci seppelliremo tutti cantando con i Beatles "When I'm sixty four"

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  6. "E ancora una volta le parole si presero gioco di lui, “La felicità” si trasformò sotto ai suoi occhi, danzando al tempo delle labbra di Rita che non smetteva di parlare, in un lunghissimo ponte che si perdeva lontano.
    ....
    Non riusciva a distogliere lo sguardo dal ponte scaturito dalle parole e pensava che forse portava all’isola felice, dove il vecchio potentissimo tiranno radicale regnava incontrastabile, con una piccola minoranza di fedelissimi, a destra e a sinistra, che non lo avrebbero lasciato mai, e da dove, da sempre e per sempre, avrebbe lanciato i suoi ponti verso l’abominevole deserto di sinistra e la galattica discarica di destra.
    Ed è pur vero, pensò, che ogni tanto, tra gli innumerevoli che attendevano al di là dei ponti con una pazienza da far invidia anche al più fondamentalista dei buddisti di vedere passare il suo cadavere, qualcuno, preso forse da un desiderio mai totalmente spento, percorreva palpitante e pieno d’ardore quei ponti per scoprire e godere il sapore della libertà.
    Ma durava sempre poco, immancabilmente gli squadroni della destra e della sinistra, inalberando i vessilli degli interessi e dei valori, se li venivano a riprendere al grido platonico di “Troppa libertà fa male!” facendogli ripercorrere a calci in culo, in disordine e senza speranza quel ponte che avevano, con tanto orgoglioso desiderio e tracotante coraggio, oltrepassato, e subito li facevano convinti che “mezza libertà è meglio” decidendo che ogni gruppo si sarebbe tenuto le sue peculiari libertà, e all’unanimità, che l’isola andava maggiormente allontanata per rendere sempre più difficile, a quel vecchio testardo, allungare i suoi ponti."

    dal "POLPETTON" a quattro mani :)

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  7. Antidoping per il polpettone

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  8. Grazie per la citazione a Luigi e all'anonino, ma per onestà intellettuale devo precisare che il brano riportato è opera di Orietta Callegari: lei scrisse i capitoli pari e io quelli dispari (perciò lo chiamammo Polpetton "a quattro mani"), con uno stile molto diverso, molto meglio il mio! :)

    In tema di radio vado sul due... Da quando Cappato mi ha fatto l'effetto soporifero di uno psicofarmaco benzodiazepinico, la mattina presto mi sintonizzo su Bbc2 che è una figata pazzesca, la radio migliore del mondo. Poi tornata in Italia mi sono sintonizzata su Rai radio 2, la seconda radio migliore del mondo, con i conigli e le pecore. Fa 5 milioni di ascolto contro i neanche centomila di Radio radicale, una pena.

    Una pena? Ma è uno STRAZIO: Pannella sistematicamente rincoglionito; Cappato per addormentarti di mattina presto è più efficace di uno Xanax o un Lexotan: e Spagnoli col tono di voce di uno sull'orlo del suicidio... Forse non farebbe male un po' di sana musica rock, così, tanto per risvegliarci

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