sabato 2 novembre 2013

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Lui non era nipote di Mubarak e lei non aveva dato lavoro al figlio del Guardasigilli.

9 commenti:

  1. «Sapete come diceva mia mamma? Male non fare, paura non avere».
    Per tutto il resto c'è la moralità all'italiana.

    6iorgio

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  2. In ogni caso, caro dott. Castaldi, non si faccia illusioni: questo paese non cambierà mai perché, in realtà, la maggior parte della gente non è vero che s’indigna e si scandalizza di fronte a certi comportamenti socialmente vergognosi. Semplicemente, prova solo un’irrefrenabile invidia per quei privilegiati che possono permettersi di agire in quella maniera e sarebbe pronta a comportarsi nello stesso identico modo se solo avesse la fortuna di trovarsi al loro posto.

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  3. Dicevi che gli anonimi avrebbero avuto scarsa possibilità d'essere editati...hai deciso di pubblicare i più angoscianti anche se verosimili?

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  4. Ero concorde con te, poi però ho letto quanto Ilaria Cucchi ha detto:
    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/cucchi_cancellieri_ministro/notizie/349264.shtml

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    1. La signora non ha il sostegno della controprova.

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  5. Tutti che parlano di come le cose vanno in Italia, come se negli USA, in Cina, in Giappone le cose andassero diversamente.
    E` sempre stato e sempre sara` cosi`.

    "The strong do as they wish, and the weak suffer as they must"
    Noam Chomsky.

    La giustizia è l'utile del più forte - lo si diceva gia` qualche tempo fa.

    Niente di nuovo sotto il sole

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  6. @--> Anonimo di lunedì, 04 novembre, 2013

    "come se negli USA, in Cina, in Giappone le cose andassero diversamente"

    E' vero. Tuttavia, negli altri paesi, quando li scoprono, non li ringraziano né chiedono loro scusa per averli maleducatamente distolti dagli oberanti impegni che li gravano nel farsi i cazzi propri.
    Si va dai vent'anni di carcere per i paesi più civili, alla fucilazione con rimborso del proiettile a carico dei famigliari per quelli meno sensibili.
    Qui da noi, tutt'al più si discute se debbano o no dimettersi dal munere pubblico che occupano. Con garbo, però.

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  7. In linea di principio trovo inoppugnabile il principio di equiopportunità.
    Tuttavia provo a seguire un ragionamento più pragmatico e andare controcorrente, come solitamente ama fare Malvino.
    Assumiamo che il ministro riceva una segnalazione oppure che per qualsiasi fattore contingente si trovi a prestare attenzione ad uno specifico caso critico. Potrebbe trattarsi di un fatto di cronaca sul quale la stampa concentra appunto l'attenzione. In questo caso, nel rispetto della legge, il ministro avrebbe la discrezionalità di sollecitare l'adempimento di una normativa/regolamento a vantaggio di una persona. In base al ragionamento proposto, tale discrezionalità verrebbe meno per assurdo nel caso che la persona sia "familiare" al ministro. Ovvero il ministro non potrebbe intervenire perché il suo intervento avrebbe natura di "favore". Per paradosso quindi si creerebbe una discriminazione nei confronti degli amici che sarebbero a questo punto svantaggiati rispetto alle persone comuni. La mia vuole essere solo una provocazione. Mi sembra che in questo caso la questione di principio si scontra con gli aspetti pragmatici della vita umana.
    Sebbene discutibile l'intervento della Cancellieri è di natura diversa da quanto effettuato da Berlusconi nel caso Ruby dove vi è stato un abuso di potere. Posso anche arrivare a capire la richiesta di dimissioni della Cancellieri, tuttavia faccio fatica a pensare che in Parlamento siedano deputati che hanno votato per Ruby nipote di Mubarak. Ma a questo punto sono andato fuori tema.

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