giovedì 26 dicembre 2013

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Commentando l’intervista che Bergoglio ha concesso una dozzina di giorni fa a Tornielli (La Stampa, 15.12.2013), ho rilevato che la risposta «non c’è spiegazione» alla domanda «perché soffrono i bambini?» sia il sintomo più evidente di quanto il cattolicesimo sia crisi. Al perché Dio possa consentire che i bambini soffrano, infatti, la teologia ha una risposta, ed è quella che fino a qualche decennio fa anche l’ultimo dei pretonzoli non aveva difficoltà alcuna a ripescare dal De natura boni di Agostino studiato in seminario, fatto sta che è risposta così atroce, e a tal punto puzza dell’arcaico rituale della bestia innocente immolata per ingraziarsi un Dio feroce, che pure Ratzinger, nel 2010, preferiva far finta di non conoscerla, anche se si è sempre detto che quelle occhiaie gli fossero venute proprio per aver passato anni ed anni su Agostino, e alla bambina giapponese che gli chiedeva perché Dio avesse consentito allo tsunami di recidere le vite di tanti suoi coetanei farfugliava: «Anche a me viene la stessa domanda, ma non abbiamo risposte». Una questioncella di teodicea che non imbarazza solo Bergoglio, dunque, ma è che Bergoglio ci tiene al profilo mondano, e teneva a far presente che quel «non c’è spiegazione» gliel’aveva rifilato Dostoevskij, suo «maestro di vita», al che facevo presente che quella era la risposta di Ivan Karamazov, un senzadio, alla quale suo fratello Alëša, anima pia e devota, opponeva proprio quella data da Agostino. Bene, se n’è accorto anche il giornale dei vescovi, che manda Alessandro D’Avenia a coprire la stronzata con un po di segatura.
Gira e rigira attorno alla stronzata detta da Bergoglio, poi a metà delleditoriale procede: «Il Papa evoca le brucianti pagine in cui Ivan Karamazov, nella sofferenza degli innocenti, scorge un segno dell’assenza di Dio e se ne serve per la sua ribellione. Quella del freddissimo Ivan verso il dolore innocente non è però com-passione ma denuncia, scusa, teoria progettata da un cuore incapace di amare con i fatti e bisognoso quindi di auto-giustificazione. Egli s’aggrappa a quel dolore non per alleviarlo, ma per usarlo. Prende le distanze da quel dolore per mettere a tacere la sua coscienza e Dio, ergendosi a giudice di un mondo e di un Dio sbagliati. Ivan non muove un dito, non si china sul dolore, ma lo lascia lì, per servirsene come atto di accusa e come certificato medico per il suo cuore gelido. Per Ivan il dolore innocente è la frontiera sbarrata a un Dio che non risponde ai perché dell’uomo, la frontiera che segna il confine della terra dell’uomo in cui Dio non può entrare perché non ha i documenti in regola e viene rimandato indietro. Su quella stessa frontiera lo lascia entrare il Papa che incontra proprio lì lo sguardo di Dio, un Dio con la carta d’identità in regola, e tanto di fotografia: Cristo. Anche Dostoevskij smaschera la “colpa originale” di Dio e la rinvia alla libertà dell’uomo. Nelle pagine dello stesso romanzo il monaco Zosima ricorda il fratello Markel, morto giovane. Anche lui, come Ivan, lontano da Dio. Markel però, grazie al suo male, ha una conversione profonda fino a dire “in verità ognuno è colpevole dinanzi a tutti, per tutti e per tutto. Io non so come spiegarlo, ma sento fino allo spasimo che è così”. Proprio questa consapevolezza gli ha dato la gioia del Paradiso, perché gli ha aperto occhi e cuore all’Amore. Egli si fa carico del dolore innocente come colpevole: veste così i panni del Dio che nella notte di Natale veste quelli dell’uomo. Sembrano parole provenienti da un mondo altro quelle di Markel, ma sono le parole che usano i santi definendo la propria essenza incapace di amare e benedire. Prima ancora di riferirsi ai peccati effettivamente commessi, essi dicono “sono un peccatore”. E lo dicono proprio perché la santità di Dio li ha toccati. Sono due le possibilità che Dostoevskij prospetta di fronte al male, all’ingiustizia, al dolore: Ivan, l’uomo che resta uomo, o Markel, l’uomo che è trasformato in un altro Cristo».
Sia, ma Bergoglio dà la risposta che dà Ivan o quella che dà Markel? E poi: nella risposta che dà Bergoglio v’è un pur lontano cenno a Markel? La stronzata resta lì, D’Avenia riesce solo a spargerci sopra un velo di segatura. Perché, prima di tutto, Markel è un peccatore, e ammette i suoi peccati, insieme a quello originario, per farsi santo attraverso l’espiazione nel dolore, fino alla morte. In più, non è un bambino: ha 17 anni, scrive Dostoevskij, e a quell’età nella Russia zarista si è già adulti. Come può reggere il parallelo con il dolore e la morte di un bambino che del solo peccato originario che gli si voglia addebitare neanche ha coscienza? Nel caso di Markel, l’individuo è attore, conscio, liberamente delibera l’accettazione della sofferenza e della morte come riparazione sulla via della santità. Nel caso del bambino, tutto questo manca. Il velo di segatura non copre la stronzata. Ma D’Avenia non demorde: «O si maledice un mondo siffatto, nel quale siamo convocati senza consenso, trincerandosi dietro un legittimo atto di accusa al mondo e a chi l’ha fatto, allontanandocene, accusando la storia fino a disprezzarla: si diventa freddi, rigidi, effettivamente “cattivi”; oppure si benedice il mondo e si assume su di sé la colpa, rimanendo nel dinamismo della storia, accettando il male che ogni giorno riserva (la morte si sconta vivendo), lasciando che la pena ferisca la carne e a contatto con essa, in Cristo, venga superata chinandosi e abbracciando: si diviene più aperti ed effettivamente buoni, di una bontà che non è nostra».
E questa seconda opzione sarebbe quella che si prospetta, per esempio, a un bambino di un anno appena che urla pazzo di dolore perché un cancro gli sta mangiando il cervello? Sì, pare che sia proprio così: «Maledire gli altri e il mondo ci porta a maledire Dio e in ultima istanza noi stessi: Ivan. Benedire gli altri e il mondo invece è essere dentro lo sguardo che Dio ha sulle cose e le persone, è essere liberi dal giudizio, e noi saremo giudicati come abbiamo giudicato, salderemo il debito che abbiamo imputato ai nostri debitori: Markel». Se questo era il lavoretto per cui era stato mandato, era meglio che D’Avenia si attrezzasse con bustina e sacchetto. Perché la stronzata è ancora tutta lì, dove Bergoglio l’ha deposta. È chiaro, infatti, che il bambino non è assolutamente in grado di benedire gli altri e il mondo per il cancro che gli sta mangiando il cervello, dunque non ha modo di saldare alcun debito: due volte maledetto, quindi? E da chi, se non dal Dio che se pure esistesse afferma Ivan meriterebbe solo il nostro odio per la sua crudeltà? No, «non c’è spiegazione» è la sola spiegazione, e non ammette l’esistenza di Dio.  

29 commenti:

  1. Gran bel post.
    Io amo i documentari, ad esempio quelli sugli animali di Nat Geo Wild, per capirci. Ce n'è uno dove una leonessa attacca un cucciolo di gazzella e lo ghermisce proprio di fronte alla madre. Poi, assieme ai suoi leoncini, inizia a sbranarlo ancora vivo, con gli occhi del cucciolo che gridano una sofferenza indicibile, le viscere pulsanti appese alla bocca dei felini, mentre la gazzella assiste impotente. Se la leonessa non lo avesse fatto, i suoi cuccioli sarebbero a loro volta morti di fame. Nel delta dell'Okavango è la stagione secca, le prede scarseggiano, ai leoni si possono contare le costole.
    Ecco, l'inesistenza di dio è tutta lì.

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  2. A D'Avenia sarebbe più convenuto usare, come "segatura", la Leggenda del Santo Inquisitore (e come corollario, le - a mio avviso magnifiche - pagine che René Girard dedica nel finale del suo "Dostoevskij, dal doppio all'unità"), dato che la Leggenda, come dice Alëša a Ivan che glie'ha narrata, «non è una condanna, ma un elogio del Cristo». Un Cristo muto, zitto, che non spara alcuna cazzata. Si limita a un abbraccio e a un bacio silenzioso. E nel momento in cui, a fine capitolo, Alëša bacia suo fratello, questi lo accusa, ridendo, di plagio.
    Il problema è che se il cattolicesimo accogliesse il "cristianesimo dostoevskiano" della Leggenda, dovrebbe completamente rinunciare al suo potere mondano, alla sua struttura, al suo "peso" nella Storia. E il marketing bergogliano non mira certo a questo.

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  3. Alla domanda "perché, il male innocente?", Dio stesso ha fornito la risposta.
    L'ha fornita duemila anni fa, nella Persona di Gesù, quando spiegò ai Suoi discepoli che il "cieco nato" (e chi ha letto Maria Valtorta sa che quel "cieco nato" era venuto al mondo totalmente privo di bulbi oculari e non semplicemente cieco) era tale "né per i suoi peccati, né per quelli dei suoi genitori: ma per rendere maggior Gloria a Dio".
    Ma oggi, Dio fornisce ancora più esplicitamente quella stessa risposta.
    Attraverso gli Strumenti ed i veri "confidenti" che Gli è piaciuto sceglierSi.

    E tale risposta è connessa intimamente alla risposta alla domanda seguente:
    "Da quando esiste l'Anima di Gesù?".

    Chiedete e vi sarà dato.
    Cercate e troverete.
    Bussate e vi sarà aperto.

    Maranathà

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    1. Vede, dott. Castaldi? Purtroppo, non c'è speranza.

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  4. La risposta al "perché il dolore degli innocenti?" per me cattolico è semplice a livello razionale, quasi impossibile a livello esistenziale. Dio ci ha fatto comprendere che la sofferenza degli innocenti ha un valore di riscatto del male colpevole degli uomini, nella passione e nella morte di Gesù. Egli che è assolutamente innocente, accetta di essere trattato da colpevole per riscattare l'uomo dalla condizione di peccatore. Poteva salvare il mondo in mille altri modi, ha scelto di far passare suo Figlio per l'umiliazione della Croce, stoltezza per i Greci, scandalo per gli Ebrei. È un dato di fatto per un credente, rimane il mistero del perché la croce possa colpire proprio quel bambino o quella persona. Tuttavia la morte di Gesù mi dà la certezza che un senso esiste per tutte le sofferenze ed è un senso di grande speranza, perché la morte non è l'ultima parola, ma la risurrezione. Corpo e anima uniti per una vita nuova.

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    1. Sì, questo è Agostino, bravo. Resta la questione del peccato originario: il bambino di un anno cui il cancro sta mangiando il cervello sarebbe nato peccatore, no? Bene, anche questo è atroce. Lo chiami mistero, se le serve ad abborracciare una ragione, ma, ammesso e non concesso che il suo Dio esista, preferirei sputargli in faccia e affrontare l'inferno.

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    2. Era meglio il commento di duxcunctator, almeno quello faceva ridere...

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    3. @-->don gianluigi

      Analizziamo alcuni passi di quello che Lei dice:

      1. Dio ci ha fatto comprendere
      Un pot-pourri di testi, scritti in epoche disparate, contenenti un insieme tanto variegato quanto contradittorio di affermazioni spesso prive di qualsiasi senso logico, sarebbero la maniera adottata dal suo dio per comunicare con gli uomini? Forse era meglio se il suo dio ci faceva un disegnetto. Peraltro, se non lo sa, gli dei della bibbia in realtà sono almeno due, differenti tra loro, ed appartengono a tradizioni culturali proto-ebraiche separate, con buona pace del monoteismo. Inoltre, come la mettiamo con i testi derivati da altri dei, comunicati ad altri popoli e che, a mio avviso, non v'è alcun motivo perché non abbiano dignità con quelli che affermate provengano dal vostro dio, essendo in molti casi assai più antichi e in altri anche fonte d'ispirazione per i testi biblici (vedi Gilgamesh)?
      2. La sofferenza degli innocenti ha un valore di riscatto del male colpevole degli uomini
      E quale sarebbe questo "male colpevole degli uomini"? L'aver mangiato una mela? Certo che a quel tempo le mele costavano proprio un'ira di dio.
      3. Ha scelto di far passare suo figlio per l'umiliazione della croce. stoltezza per i Greci, scandalo per gli Ebrei
      Guardi che l'umiliazione della croce a Yoshua ben Joseph hanno scelto di fargliela passare i Romani, quando lui ha avanzato pretese sul trono d'Israele, affermando la propria legittimazione derivante dalla proclamata discendenza davidica e organizzando una sommossa in quel di Gerusalemme. Le pare che i Romani avrebbero mobilitato un'intera coorte per un povero profeta di pace e undici pidocchiosi proseliti? Questa è Storia. Quella che racconta Lei, invece, è la storiella inventata da Paolo circa tre o quattro decenni dopo i fatti, per carpire la buona fede dei creduloni.
      P.S. Se fosse esistito veramente uno in grado di guarire malattie allora incurabili e addirittura di far resuscitare i morti, lo avrebbero portato immediatamente di fronte all'imperatore e, volente o nolente, sarebbe divenuto il primo e il più famoso dei medici di Roma. Se questo non è successo, è evidentissimo che tutte le storie sui miracoli sono solo esagerazioni successive.
      4.Tuttavia, la morte di Gesù mi dà la certezza che un senso esiste per tutte le sofferenze
      E' la geniale trovata consolatoria inventata da Saul/Paolo per accaparrarsi la credulità di folle d'ingenui che non desideravano altro che una giustificazione al non senso della propria esistenza. E' il primo comandamento di qualsiasi esperto di marketing: individuato il bisogno basta trovare il modo per soddisfarlo e il gioco è fatto. "Credo quia absurdum", diceva Tertulliano ed aveva pienamente ragione: voler far ragionare un credente è come cercare di convincere un tossicodipendente che l'eroina può essergli fatale. A livello razionale potrebbe anche comprenderlo, ma lui non può comunque farne assolutamente a meno.
      5. perché la morte non è l'ultima parola, ma la risurrezione
      Beh, qui bisogna dire che abbiamo una conferma sicura dell'evento nelle resurrezioni di Mitra, Dioniso, Attis, Osiride. E che, Gesù era forse meno di loro? Non sia mai detto.

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    4. È questione di gusti. Se a qualcuno può sembrare più appagante bestemmiare o sputare in faccia a un dio ipotetico, si accomodi. Da parte mia preferisco fidarmi di un mistero che intuisco essere d'amore. Anche perché nella vita le scelte più importanti non sono fatte sulla base della ragione, ma dell'intuizione e della fiducia.

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    5. Ecco, bravo, si affidi all'intuito, si affidi al mistero. Ma non pretenda di costruirci sopra una "scienza" - quella teologica - e di spacciarla come strumento di conoscenza. Si tenga stretto il suo Dio feroce che per dimostrare quanto è amore ha bisogno di far soffrire i bambini, e vada a vendere la sua merce altrove.

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    6. Un prete da malmenare. Che invidia.

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    7. Cioè, non capisco perché il suo dio dovrebbe impantanarsi puntualmente in questa logica del "valore di riscatto". Se non potesse far altro, che dio sarebbe? E se invece potesse, perché si limiterebbe ad agire così?

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    8. Caro don Gianluigi, il suo quasi-omonimo Luigi ha avuto il merito di evidenziare un vero e proprio "punto mancante" nell'attuale esplicitazione del Deposito della Fede: e specificamente quello dell'elemento volontario nel ritrovarsi, da innocente (e chi è più innocente, dopo Gesù e Maria, di un bambino che si sta sviluppando nell'utero della propria madre? Da qui, caro Luigi e cari tutti gli altri frequentatori di questo sito: l'aspetto abominevole dell'aborto volontario: che sopprime brutalmente i più indifesi tra gli innocenti), vittima del male.

      Gesù, l'Innocente perfetto, è stata anche la perfetta Vittima: e, per Fede e poi per Ragione, lo contempliamo e vi arriviamo.
      Ma Egli ha fermamente VOLUTO essere crocifisso: non nel senso che ha fatto in modo da esserLo (poiché non è un Divino Masochista) ma perché non ha mai indietreggiato di fronte all'intenzione malevola di coloro che Gli manifestavano tutto il loro odio "a prescindere" (in quanto figli di un altro padre, da loro volontariamente scelto; e in quanto non Sue pecore, quindi incapaci di riconoscere la Sua Voce; e in quanto zizzania seminata dal nemico durante la notte; e in quanto non provenienti dalla Verità).
      Ed ha VOLUTO bere fino in fondo il Suo Calice, nel momento voluto dal Padre (Calice che la Sua Volontà Umana era naturalmente e "sanamente" restia a bere, appunto perché NON "masochista": e infatti sul Getsemani Egli disse al Padre: "Se possibile, allontana da Me questo calice. Ma non la Mia ma la Tua Volontà sia fatta"): sapendo perfettamente che da tale Calice, riempito VOLONTARIAMENTE col Suo Sangue, ne sarebbe derivata la Salvezza e la Redenzione per tutti coloro che sarebbero stati disposti ad accoglierla, foss'anche nell'ultimo secondo di vita, e dopo una vita intera completamente "sbagliata".

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    9. Quindi, Gesù di Nazareth è: perfetto Innocente (in quanto vero Uomo, concepito senza la macchia congenita del Peccato Originale e vissuto senza commettere il minimo peccato attuale) e perfetta Vittima (in quanto perfetto Innocente e in quanto vero Dio).
      Ed è Vittima TOTALMENTE Volontaria: Volontà animata dall'Amore per tutte le Anime dei Suoi fratelli in umanità.

      Ma un bambino nato idrocefalo e addirittura anencefalico (come vedi, ho preferito "facilitarti" il compito, caro Luigi. E prendere un esempio col quale ti riesce ancora più facile "puntare il dito" su Dio, qualora esistesse -ma che Dio non esista è la classica affermazione ossimorica, al pari di "fuoco idrico" o di "cerchio quadrato". Visto e considerato che nel caso da te ingenuamente preso come esempio massimo di "male innocente" -il bambino di un anno il cui cervello gli sta venendo "divorato" da un cancro: hai bellamente ignorato -o forse non ti è mai ancora capitato di approfondire la questione- che il "cancro" non è un male attribuibile a Dio e che probabilmente non è un male tout court, visto che si muore, usualmente, non per il cancro ma per le "cure" che il sistema farmacocentrico -vera e propria "matrice" o "struttura" di menzogna ed inganno- ha interesse ad applicare al cancro stesso, la più assassina delle quali è la chemioterapia; e visto e considerato che si guarisce non per le cure ma NONOSTANTE le cure stesse. Ti rinvio alla lettura di Kankropoli, prezioso saggio dell'anticlericale Alberto Mondini, per un esaustivo approfondimento in merito);
      il bambino NATO idrocefalo o addirittura anencefalico, dicevo: QUALE VOLONTA' HA MAI ESPRESSO di accettare e vivere il suo male, dal quale Dio è in grado di trarre un bene maggiore (che è sempre, usualmente: invisibile agli occhi. O comunque non visibile nell'immediato)?

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    10. Ecco il punto-chiave, don Gianluigi, della questione del "male innocente".
      Rispetto al quale hanno in qualche modo ragione Luigi e tanti come lui a "battere i piedi per terra" come bambini incaponiti alla risposta che lei, prete, gli dà. E che è in definitiva la risposta di San Agostino, che invita a portare lo sguardo alla Croce dove il perfetto Innocente e la perfetta Vittima Si è lasciato VOLONTARIAMENTE crocifiggere: da coloro che erano così "oscurati" dal peccato (sia le conseguenze pneumo-psico-corporee del Peccato Originale, ereditato per via genetica ed epigenetica e trasmesso da una generazione a quella successiva; che i peccati attuali e volontari commessi dopo la nascita) da "non sapere quello che facevano" (ma vi erano sotto la Sua Croce anche coloro che sapevano benissimo quello che stavano facendo: e purtuttavia proprio per questo lo facevano).

      Bene, don Gianluigi: Luigi, assieme agli altri frequentatori di questo sito (dei quali posso solo sperare che valga per tutti il "non sanno quello che fanno" pronunciato da Gesù Crocifisso), le stanno dicendo: siamo disposti ad ammettere questa misteriosa e financo oscura "redenzione" del e dal male che avviene attraverso la scelta volontaria di farSi Vittima da parte di Gesù: ma che razza di Dio è quello che "impone" una simile scelta anche ad un bambino nella pancia della mamma? O che da quella pancia è appena uscito?

      Dov'è la VOLONTARIETA' del proprio farsi vittima per un bene maggiore, nel bambino idrocefalo o nel bambino anencefalico?
      O, nel "cieco nato"? Ossia, venuto al mondo completamente privo di bulbi oculari e non semplicemente con le pupille bianche: perché altrimenti non si capirebbe perché coloro che lo vedevano da anni mendicare sempre nello stesso posto, avevano poi difficoltà a riconoscerne la fisionomia, dopo il miracolo. E non si capirebbe neanche la tremenda agitazione dei farisei e dei sinedriti, dopo quel miracolo, e la loro ostinazione negazionista: poiché, nell'impastare della terra con la propria saliva, ottenendone fango spalmato sulle orbite vuote e coperte soltanto da uno strato di pelle del "cieco nato": Gesù operò una vera e propria "creazione ex nihilo". Affermando così di fatto ma inequivocabilmente e con un altrettanto inequivocabile riferimento alla Creazione del primo Uomo ottenuto "dal fango": la Sua Identità Divina, oltre che semplicemente Messianica. E quando poi l'affermerà anche a parole, davanti a Caifa, rivendicando per Sé l'Identità del Divino Figlio dell'Uomo così come era stato visto da Daniele: sarà infatti accusato di aver bestemmiato dallo stesso Caifa e dalla stragrande parte degli altri sinedriti.

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    11. Di fronte al "male innocente e congenito",lei converrà, don Gianluigi, che una risposta "umana" ("troppo umana", direbbe Nietzsche) è quella reincarnazionista.
      Quella in base alla quale se un bambino viene al mondo con degli handicap, ciò è il frutto di peccati (o "lezioni" ancora non "adeguatamente imparate") delle vite precedenti.
      Per chi sposa questa idea, le reincarnazioni successive -qui sulla terra- sono un po' l'equivalente del Purgatorio cristiano e cattolico: un passaggio purgativo, appunto.

      E' una risposta che, pur essendo falsa (e, per Fede se non per Ragione, non possiamo avere il minimo dubbio in merito) ha almeno l'innegabile pregio di "salvaguardare" quell'elemento di volontarietà, nella vittima del "male innocente e congenito", che è invece assente nella risposta di Sant'Agostino.

      Ma, se incidiamo appena appena col bisturi della Ragione, ci accorgiamo subito che una tale risposta va in realtà a cambiare sostanzialmente almeno uno dei termini del problema: salvaguardando la volontarietà, di fatto annulla l'innocenza.
      Poiché viene postulata una "colpevolezza" risalente alle vite precedenti.
      E questo è il motivo razionale per "cassare" l'ipotesi reincarnazionista come risposta all'IMMANE questione del "male innocente e congenito".

      E' da notarsi, peraltro, che nella domanda fatta a Gesù dai Suoi discepoli ed Apostoli ("Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?") vi era già sottintesa:
      - o l'ipotesi reincarnazionista: poiché considerare che un handicap congenito possa essere frutto del peccato del bambino che vi nasce: significa necessariamente pensare ad un peccato di una precedente incarnazione;
      - o, quanto meno, quella della pre-esistenza dell'Anima, rispetto al momento in cui viene infusa nel corpo (il cui patrimonio genetico è gravato dal Peccato Originale, e tale gravame va poi a gravare sull'Anima stessa: allo stesso modo che un virus residente nell'hardware va poi ad inficiare il funzionamento anche dei software che vi sono installati successivamente e che funzionerebbero egregiamente qualora fossero installati su hardware "sani")

      Ed è ulteriormente da notarsi che Gesù non nega l'ipotesi che il "cieco nato" possa aver avuto modo di peccare prima della nascita (perché, se tale possibilità non si fosse data: Egli non Si sarebbe limitato a dire che costui "non aveva peccato", come non avevano peccato i loro genitori, che erano invece ben in grado di peccare prima del suo concepimento: ma avrebbe semmai fatto notare ai Suoi discepoli l'assurdità di quanto Gli stavano chiedendo. Come potrebbe un bambino, non pre-esistente al suo concepimento, "peccare" mentre è nell'utero materno?).
      E questa è una prova implicita sia a favore dell'ipotesi reincarnazionista (che però sappiamo essere falsa sia per Fede -e io e lei don Pierluigi lo sappiamo perfettamente- che anche per Ragione -e l'ho rapidamente mostrato in precedenza) che di quella della pre-esistenza delle Anime al momento della loro incarnazione.

      Resta quindi, sul "piatto" come unica ipotesi che sostanzi la risposta data da Gesù ai Suoi discepoli circa l'innocenza del "cieco nato" rispetto al suo handicap congenito: solo quella della pre-esistenza delle Anime.

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    12. Ecco allora emergere la risposta all'IMMANE problema del "male innocente e congenito".

      Ci sei arrivato, Luigi? E tutti voi che frequentate questo sito, crogiolandovi in un illusorio (quanto inappagante) senso di sicurezza e di superiorità nel non esservi lasciati inoculare la falsa idea del dio cristiano? Che, qualora esistesse, o non è Padre Buono o non è Onnipotente? Appunto per la presenza del "male innocente"?

      L'ha percepita anche lei, la risposta, don Gianluigi?

      Essendo le Anime umane pre-esistenti (e pre-esistenti da prima che Dio creasse l'Universo Visibile: quindi tempo, spazio e materia/energia), e assieme agli Angeli (già "completi", a differenza delle Anime, pensate da Dio per incarnarsi in un Corpo, ad un certo tempo in un certo luogo) costituenti l'Universo Invisibile: esse sono già dotate di Libertà.

      E liberamente e VOLONTARIAMENTE scelgono.

      Da che parte stare e COME partecipare al Progetto di Dio.

      Ecco come si salda con assoluta semplicità e linearità: la volontarietà della Croce con la sua redentività, anche per coloro che non sono consustanziali a Dio (come lo è Gesù) ma purtuttavia sono Suoi figli, a Sua Immagine e Somiglianza.

      Il bambino idrocefalo, Luigi: ha liberamente scelto prima di incarnarsi in questa valle di lacrime (resa tale non dal Dio sul Quale tu punti il dito, auspicabilmente senza sapere quello che fai: ma dal primo Uomo e da tutti i suoi discendenti "naturali" -quelli che in Genesi sono chiamati "Figli di Dio"- che l'hanno imitato nella scelta sciagurata di opporsi al Progetto di Colui che è Padre e Madre) di bere il suo calice, esattamente come il Primogenito della Creazione che è il Cristo Gesù.

      Ecco perché, don Gianluigi: la risposta al "perché il male innocente?" è intrinsecamente connessa a quella all'altra domanda:
      "da quando esiste l'Anima di Gesù?"

      Quanto a te, Luigi: Dio non è "feroce" come fino ad oggi hai voluto figurartelo.
      E' REALMENTE Padre (e non come il padre che molti di noi hanno avuto su questa terra; bensì come quello che dentro il loro cuore hanno sempre sognato di avere);
      ed è REALMENTE Onnipotente.
      Al punto da donarci ed assicurarci la totale Libertà: fin da subito, fin da quanto il Suo Pensiero ha chiamato la nostra Anima all'esistenza.

      E di questa Libertà: alcuni di noi, proprio quelli che coi nostri occhi carnali vediamo come "ultimi" in tutti i sensi possibili (al punto da impedirgli financo di vedere la luce al di fuori del grembo materno: perché non sufficientemente "perfetti" ai nostri imperfettissimi e carnalissimi occhi) fanno l'uso più inimmaginabilmente bello ed inimmaginabilmente generoso che vi sia.
      Lo stesso uso che ne ha fatto, su scala Universale: il Figlio dell'Uomo.


      Che Dio ci benedica, che la Madonna ci accompagni, che San Michele Arcangelo scorti le nostre vie

      +Christus Vincit+

      Maranathà

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    13. Wow, il bambino sceglie liberamente, ancorché incosciamente, di soffrire! Ma lei è un geniaccio, sa?

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    14. Lo sceglie LIBERAMENTE e VOLONTARIAMENTE (ergo: CONSAPEVOLMENTE), Luigi.
      Quando, dopo aver fatto la scelta fondamentale per Dio (poiché non tutte le Anime hanno scelto Dio, esattamente come gli Angeli: vi sono anche quelli che si sono liberamente scelti per padre il diavolo, ossia il primo dei ribelli e capo degli Angeli ribelli. Auto-predestinandosi così alla perdizione. Che hanno ancora la possibilità, tuttavia, di scampare durante il passaggio terrestre: così come i figli di Dio non hanno la Salvezza "in tasca" ma sono chiamati a confermare la scelta fatta prima di nascere. E a farlo, talvolta, in condizioni oggettivamente pessime, per via SIA delle conseguenze del Peccato Originale, che rende ordinariamente necessaria l'adozione a figli di Dio che si ha nel Battesimo; SIA per l'azione ostativa svolta nei loro confronti sia dai figli degli uomini -che in "questo" mondo sono innegabilmente più a proprio agio rispetto ai figli di Dio- che dal padre che questi ultimi si sono scelti), scelgono liberamente e consapevolmente la loro "missione": per Volontà di Dio (che è tanto perfetta Misericordia quanto perfetta Giustizia) "scordano" (e quindi perdono consapevolezzas) sia la scelta fondamentale che la loro specifica missione.


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    15. Ah, ecco, il bambino che soffre è in missione per conto di Dio, ma se l'è scordato. Affascinante.

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    16. Lo sceglie LIBERAMENTE e VOLONTARIAMENTE (ergo: CONSAPEVOLMENTE), Luigi.
      Quando, dopo aver fatto, in piena e suprema libertà, la scelta fondamentale per Dio (poiché non tutte le Anime hanno scelto Dio, al momento della prova primigenia, esattamente come fu per gli Angeli: vi sono anche le Anime che si sono liberamente scelte per padre il diavolo, ossia il primo dei ribelli e capo degli Angeli ribelli. Auto-predestinandosi così alla perdizione e incarnandosi per compiere il male: per sé stessi, per molti, per l'umanità. Perdizione che hanno ancora la possibilità, tuttavia, di scampare durante il passaggio terrestre: affidandosi almeno nell'ultimo momento della loro vita terrena a Gesù Salvatore e Misericordioso ; così come i figli di Dio -coloro che hanno scelto liberamente Dio al momento della prova primigenia e che s'incarnano per compiere il bene per sé stessi, per molti, per l'intera umanità- non hanno la Salvezza "in tasca" ma sono chiamati a confermare la scelta fatta prima di incarnarsi. E a farlo, talvolta, in condizioni oggettivamente pessime: a causa SIA delle conseguenze del Peccato Originale, che rende ordinariamente necessaria l'adozione a figli di Dio che si ha nel Battesimo; SIA dell'azione ostativa svolta nei loro confronti: sia dai figli degli uomini -che in "questo" mondo sono innegabilmente più a proprio agio rispetto ai figli di Dio- sia dal padre che questi ultimi si sono scelti), e dopo aver scelto altrettanto liberamente e consapevolmente la sua "missione" (specialissima perché di vittima, che paga "di tasca propria" e con la sua passione liberamente scelta quanto manca alla Passione Redentiva della Vittima Innocente per eccellenza) : per Volontà di Dio (che è tanto perfetta Misericordia quanto perfetta Giustizia) "scorda" (e quindi perde la relativa consapevolezza) sia la scelta fondamentale che quella della sua specifica missione.

      Ma sia le Anime-vittima che, in generale, i figli di Dio: avendo già sentito (e amato) la Voce del Buon Pastore prima di incarnarsi, sono irresistibilmente attratti dalla Sua Voce quando la percepiscono chiaramente (perché a loro portata senza alterazioni e senza svisamenti, come negli ultimi duemila anni è stato fatto molto spesso da molti uomini di Chiesa).

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    17. Uno straccio di prova, gentilmente?

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    18. Quindi, l' "incoscienza" di cui tu parli, Luigi: è del tutto assente al momento della scelta da parte dell'Anima-vittima. E, iniziata al momento del concepimento, dura solo fino al momento in cui quell'Anima-vittima non "ricorda" chi sia effettivamente (e qui mi viene in mente un libriccino letto anni fa, di un gesuita indiano che ha poi avuto qualche problema con la Congregazione per la Dottrina per la Fede: Anthony De Mello, che scrisse qualcosa su un aquila che, lasciata ancora uovo in mezzo alle uova di pollo, era cresciuta in mezzo ai polli, con l'ovvia convinzione di essere un pollo).
      Coloro che tu consideri semplici "handicappati" sfortunati Luigi, e che essendo tali dal momento della nascita (o, per meglio dire: dal momento del concepimento. Poiché è dal momento del concepimento che costoro esistono come persone umane, esattamente come il sottoscritto che ti scrive e come te che mi stai leggendo. Motivo per il quale l'aborto volontario è sic et simpliciter: un omicidio. E la legge 194/78 una "legge" che, qui nella nostra Italia, "legalizza" l'omicidio. E quindi, in quanto tale: intrinsecamente illegittima) sono vieppiù da te considerati testimonianze viventi della "cattiveria" di Dio o della Sua "impotenza" a che accada il male innocente: sono, in realtà, vere e proprie "AQUILE", Luigi.
      Che solo con occhi carnali di "polli", abituati a razzolare basso e a beccare il becchime che gli viene "gentilmente" offerto dal padrone del pollaio che li vuole belli grassi per poi cibarsi di loro al momento opportuno (e che dura l'intera eternità restante): è possibile scambiare per polli "sfortunati" in quanto "diversi" e testimonianza vivente, secondo il nostro sguardo avicolo, della "cattiveria" e dell' "impotenza" di quel Dio che pure ci viene annunciato dalle Aquile che a volte vediamo solcare i cieli, alte sopra la nostra testa. E che invece loro ci assicurano essere Buono e Onnipotente.
      Ma quelle sono soltanto "aquile", in fondo: cosa vuoi che ne sappiano, loro, della dura realtà dell'aia nella quale io e te viviamo, Luigi? Dove bisogna conquistarsi con decisione e determinazione, a forza di beccate, il cibo che ci viene più o meno generosamente allungato da quel bipede strano, che ogni tanto scompare nella sua casa con qualcuno di noi, portandolo a fare quello che erroneamente riteniamo un "bel viaggio" (nonostante le Aquile, quelle librate in volo e/o quelle che condividono la nostra aia sotto le sembianze di polli: ci avvisino del contrario, in modi vari e differenti)?

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    19. Credo che andrò a rileggermelo il libro di De Mello sull'aquila che crede di essere un pollo.

      Lo consiglio, di cuore, anche a te, Luigi.
      Ma altrettanto di cuore ti consiglio di leggere prima il Vangelo, con cuore e mente il più possibile "alti".
      E, mentre leggi la Parola di Dio (che è quella ben nota alle Aquile che si sono già librate in cielo, per metterla in pratica. E che a volte sono anche accanto a noi, nell'aia, sotto le celate sembianze di un pollo. E, ancora più sorprendentemente: di un pollo da noi ritenuto manifestamente "sfortunato" dalla nascita) che è nel Vangelo e nella Sacra Scrittura tutta: vai a leggerLa anche su conchiglia.net

      Dove la stessa Parola è affermata esplicitamente e senza filtri, attraverso la Conchiglia che Dio Si è voluto scegliere.
      Lo ricordi, Luigi, quell'aneddoto della vita di Sant'Agostino ("casualmente" proprio lui, la cui risposta al problema del "male innocente" hai preso in considerazione in questo tuo scritto, Luigi: a margine del quale sono stato a mia volta inspirato a scriverti), accadutogli lungo la spiaggia di Ostia?
      Dove egli, un giorno, mentre vi passeggiava a capo chino riflettendo intensamente sul Mistero supremo della Santissima Trinità: ad un certo punto s'imbatté in un bambino che travasava l'acqua dal mare in una buca nella sabbia, servendosi di una conchiglia. E quando quel bambino gli spiegò che voleva "svuotare il mare e farlo entrare in questa buca", gli disse benevolmente e scuotendo con un sorriso la sua grossa testa che ciò che voleva fare era impossibile perché il mare era immensamente più grande rispetto alla capacità di quella buca. E fu allora che il Santo fu fulminato dalla seguente risposta dell'Angelo-bambino, che subito dopo scomparve: "e se così è, perché allora tu, Agostino, stai provando a far entrare l'immensità della Santissima Trinità nella tua piccola mente?".
      E' impossibile per l'uomo com-prendere l'Immensità del Mistero della Santissima Trinità. Ma ciò che è impossibile all'uomo è possibile a Dio: a condizione di usare la Conchiglia che Egli stesso Si è scelto ed usa per riversare il Suo stesso Mistero nelle nostre piccole buche.

      Sul sito di Conchiglia troverai la Parola di Gesù pronunciata con la stessa chiarezza e vividezza di quando Egli parlava duemila anni fa alle folle di ebrei giudei e galilei, di ebrei della diaspora, di samaritani e di pagani. Anzi: con chiarezza e vividezza ancora maggiori, perché oggi ci sta di-svelando pienamente quello che allora era troppo pesante da portare.
      La troverai come se Gesù fosse vicino a te, nel momento stesso in cui La leggi (preferibilmente a voce alta o quantomeno afona).
      E, di fatto: Egli sarà realmente, vicino a te, in quel momento.
      Sarà addirittura IN te: come Parola Eucaristica.

      Se ti sei mai chiesto cosa avresti fatto e cosa avresti scelto, qualora ti fossi trovato a vivere in Palestina duemila anni fa e avessi incontrato Colui di cui ti erano giunte all'orecchie cose singolari, così singolari da essere sicuramente inventate (magari da uccelli che hanno tanto tempo a disposizione perché non devono continuamente beccare il mangime nell'aia, come noi polli che ben sappiamo quali sono le cose importanti nella vita): ora hai l'opportunità reale e concreta di saperlo.

      Buon Incontro.
      Maranathà

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  5. Duxcuntactor, bisogna dargliene atto, ha genialmente riformulato la definizione di "sega mentale".
    Un fenomeno. Sì, Jimmy il Fenomeno. Mi par di vederlo.

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    1. Più che grosse seghe mentali, anche se mentali sembra una parola grossa, pare spam di pessima qualità.

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    2. Scusate l' OT, ma l'ho trovato istruttivo.
      https://youmedia.fanpage.it/video/aa/UqBS6eSweDGbT1Nl
      mescalito

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  6. Ci hai propinato una menata terrificante per pubblicizzare il sito Conchiglia. Ma non ce lo potevi dire subito.

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