domenica 1 marzo 2015

I gonzi di una volta e i gonzi d’oggi

Può darsi sia l’età a ingannarmi, ma a me pare che i gonzi di una volta fossero più furbi dei gonzi d’oggi. Sempre gonzi erano, sia chiaro, ma mi sembra che sapessero difendersi meglio da chi intendesse infinocchiarli. Non di troppo, a dire il vero, ma mi pare che la differenza sia sensibile, e cosa faccia questa differenza, è presto detto: dinanzi a un tentativo di infinocchiamento non del tutto consentaneo, i gonzi di una volta presentivano d’esserlo, subodoravano – poi, semmai, serviva a poco, ma chi voleva infinocchiarli doveva metterci più impegno, e almeno la partita diventata interessante – mentre quelli d’oggi respingono con forza ogni presentimento, consentendo che l’infinocchiamento sia comunque efficace, e spesso allora non c’è partita. Direi che i gonzi d’oggi, insomma, siano più gonzi di quelli di un tempo perché peccano di un maggiore orgoglio e che questo – paradossalmente – dipenda dai deleteri effetti di quella che si è solita chiamare istruzione di massa, che poi è cosa che con l’istruzione c’entra poco, tanto meno con l’intelligenza, men che meno con l’intelligenza che riesce a dare la misura dei propri limiti, riducendosi per lo più all’acquisizione di quell’illusoria sensazione di una padronanza di se stessi che nei fatti accentua la vulnerabilità ai congegni persuasivi dell’infinocchiatore: il gonzo di una volta era ignorante, e sapeva di esserlo, e non aveva nessuna difficoltà ad ammetterlo, e questa consapevolezza si traduceva in una maggiore cautela; oggi, invece, il gonzo fa difficoltà ad ammettere i propri limiti anche se stesso, e ostenta sicurezza, con quanto ne consegue nel darsi interamente al proprio istinto, che ovviamente è l’istinto del gonzo.
Prendete, per esempio, la questione del volontariato. L’istruzione di massa ha convinto il gonzo che lo stato non può – e forse neanche deve – far fronte ai bisogni essenziali dei miserabili, e che a questo può – addirittura preferibilmente deve – supplire l’attività benevolente del volontariato, che tuttavia non può farsene interamente carico, sicché necessita di un aiuto, e da chi se non dallo stato? Al gonzo si fa credere che questo si traduca comunque in un risparmio, e il gonzo, oggi, ci crede. Al gonzo d’una volta, invece, mancava il concetto di sussidiarietà: alla richiesta di denaro pubblico per fare beneficenza avrebbe drizzato le antennine, fottendosene altissimamente di poter apparire cinico, ancor meno di rivelarsi ignorante sul ruolo dei cosiddetti corpi intermedi. Il gonzo d’oggi non se lo può permettere. 

7 commenti:

  1. Credo sia uno dei Suoi interventi migliori.
    Condivido ogni parola, virgola, punto.
    Passare di qua è utilissimo.
    Stia bene.
    Ghino La Ganga

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  2. il post è splendido. C' è solo una cosa che non mi torna: perchè a convincere i gonzi che lo stato non può farsi carico etc etc sarebbe stata l' istruzione di massa ? A me sembra sia stata piuttosto una propaganda politica e una pratica di governo sessantennale che ha trovato tutte le forze politiche straordinariamente concordi.

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    1. L'istruzione di massa colpevolizza la sfiducia nelle buone intenzioni del volontario.

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    2. questo è in parte vero. Fa parte di quel buonismo che a volte sembra necessario anche per prendere la sufficienza nei temi. Ma per essere favorevoli al reddito di cittadinanza ( perchè è di questo che si sta parlando ) non c'è alcun bisogno di nutrire sfiducia nelle buone intenzioni di nessuno. Anzi, è proprio il contrario. E' perchè riconosciamo che l' interesse e il desiderio di aiutare gli ultimi appartenga alla maggioranza dei cittadini ( volontari o meno che siano ) che chiediamo allo stato di assumere direttamente questo compito.

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    3. A mio parere il problema nella produzione odierna di gonzi non sta tanto in ciò che i gonzi pensano (il contenuto dell'istruzione di massa, e di mass media), ma nel fatto che ai gonzi viene detto che hanno diritto di avere un'opinione, che anzi devono averla per essere interessanti e che, con una perfetta applicazione del modus ponens: poi si si parla male dell'istruzione di massa, per non dire dei mass media, dato che le opinioni sono tutte lecite, quelle più condivise sono le migliori, le più votate. Per questo non è più necessaria la propaganda: è sufficiente il luogo comune.

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  3. Ci ho messo un bel po' a capire il concetto di "sussidiarietà" perché inevitabilmente lo riconducevo al "sussidiario" delle elementari (che non si chiama più così).
    Diverse volte ho pensato si averlo compreso, ma poi mi venivano dubbi e scoprivo che l'idea che me ne ero fatto era in qualche modo errata.
    Il problema è che "sussidiarietà" è uno di quei termini elastici e flessibili come il prepuzio, che si può tirare da tutte le parti a seconda delle necessità.
    Alla fin fine ho capito che come l'organo ricoperto dal prepuzio la sussidiarietà, così come concepita da chi ne ha fatto la sua bandiera, punta ad una parte anatomica a cui preferirei non si avvicinasse nessun prepuzio.

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