venerdì 1 maggio 2015

L’uovo del serpente

Più o meno un anno e mezzo fa ho scritto che sarebbe «buona norma, quando si polemizza, essere onesti con gli altrui argomenti e usare toni garbati», ma che purtroppo questo «non sempre è possibile», perché «spesso fallacia chiama fallacia, sarcasmo chiama sarcasmo, e qualche volta la polemica degenera in rissa», sicché, «quando voglio evitare che questo accada, e tuttavia sento irrinunciabile la polemica avverso una tesi che ritengo insostenibile», ho l’abitudine di «prendere in considerazione solo gli argomenti che in sostegno di quella tesi sono prodotti da persona di riprovata onestà intellettuale e d’indole affabile». Eccomi, dunque, a prendere in considerazione gli argomenti che Formamentis ritiene destituiscano di fondamento la mia convinzione che Matteo Renzi costituisca un grave pericolo per la democrazia, non prima però di confessare di essere lieto che Formamentis abbia voluto che questo scambio di opinioni sia pubblico, per darmi modo di ricalibrare meglio il giudizio estremamente duro che ho espresso su chi la pensa come lui, e che mi ha procurato alcuni severi rimproveri. Qualche giorno fa, infatti, ho scritto che considero un «fiancheggiatore» di Matteo Renzi chiunque minimizzi la gravità delle sue scelleratezze, soprattutto poi se col sarcasmo nei confronti di chi le ritenga articolate in un processo di deriva autoritaria teso a fare della democrazia formale un guscio vuoto di ogni sostanza, né sono riuscito a trovare attenuanti alla buona fede che concedevo possa pure motivare questa complicità di fatto, perché lho definita, seppur con sofficissime perifrasi, da fessi: quei fessi che non sono mai mancati a sottovalutare i prodromi di ogni catastrofe, pensando che bastasse toccarsi le palle per scongiurare i pericoli segnalati da una Cassandra.
Bene, per affrontare la questione, Formamentis è l’interlocutore ideale. Tutto è meno che fesso. Sa polemizzare senza incorrere in scorrettezze. Nel post col quale mi interpella, poi, quasi a far presente che non ha alcuna intenzione di cedere al sarcasmo, propone che la discussione abbia uno scanzonato registro ironico e autoironico. Infatti attacca così: «Ne discutevo oggi con Luigi: stiamo scivolando verso una dittatura mascherata, finiremo come la Bielorussia? Questo non credo». «Questo non credo»: nelluso di una frase che evoca il Razzi di Crozza vedo l’invito a toni leggeri, che accetto con piacere. E dunque: (1) «che ci sia in questo momento una posizione dominante di Renzi è evidente, ma questo principalmente per la pochezza degli avversari»; (2) «quella di Renzi non la vedo come unegemonia tale da impedire la riorganizzazione e la futura affermazione dellavversario, [...] ma a questa alternativa si dovrà pur dare il tempo di riorganizzarsi»; (3) «io penso che la democrazia oggi si trovi svuotata non tanto da Renzi quanto dalle stringenti necessità del sistema economico e finanziario con le quali si trova a fare i conti»; (4) «mi piacerebbe capire cosè democrazia per Luigi: quando possiamo sostanzialmente esserne certi, quando da forma ridiventa sostanza». Temo che lultimo punto mi prenderà un po di tempo, ma per i primi tre credo si possa fare in fretta.
E dico subito che sono d’accordo: al momento, Renzi non ha avversari in grado di opporglisi efficacemente. Daccordo, ma questo in cosa costituirebbe argomento ad escludere che la sua forza possa essere impiegata per renderne irreversibile la preponderanza? Se io sono fisicamente assai più forte di Formamentis, questo renderà possibile o meno che io lo massacri di botte, tuttè vedere se lo faccio, se minaccio di farlo o se semplicemente abuso della possibilità di farlo per impedirgli in qualche modo di acquistare forza pari o superiore alla mia. È sulle azioni di Renzi, dunque, che va valutato luso che egli intenda fare della sua forza e a me pare che nel metodo e nel merito sia indiscutibile che le intenzioni non siano delle migliori. Larmamentario caratteriale, attitudinale e comportamentale è quello del despota cinico, spregiudicato, vendicativo, smisuratamente ambizioso, con una irrefrenabile smania di accentramento del potere nella sua persona, cui non manca neanche uno dei tratti che sono distintivi della personalità pesantemente disturbata dalle caratteristiche pulsioni del mentitore abituale, del manipolatore, del narcisista, del sadico, che costituiscono la configurazione psicopatologica costante in ogni dittatore. Se posso esprimermi con unimmagine, direi che Renzi sia luovo del serpente. Posso concordare anche sul fatto che a covarlo possano essere state le circostanze storiche – certo, accade così per ogni tiranno, non è che dipenda dal segno zodiacale – ma questo in cosa lo rende meno pericoloso? Dovremmo trattarlo da epifenomeno e tollerarlo come sintomo di un febbrone che deve fare il suo naturale decorso? Non escludo che qualcuno possa obiettare che le suddette caratteristiche siano in vario grado riscontrabili in ogni professionista della politica e in ogni amministratore della cosa pubblica, per cui trovarle così marcatamente rappresentate in Renzi sarebbe prova delleccezionalità di doti che sono necessarie e intrinseche al ruolo. Bene, penso che questo sia il sintomo più grave della malattia sociale che per prognosi si dà lo stato organico, la coincidenza tra partito e stato, la proiezione di una nazione in un solo uomo. Più che Renzi, disprezzo chi lo ammira come politico. E il disprezzo diventa immenso se lo ammira pure come uomo.
Più complessa è la risposta alla domanda con la quale Formamentis chiude il suo post. Qui, dicevo, sarebbe necessario molto tempo, ma mi rendo conto di aver tediato già abbastanza i nostri lettori, perciò, con tutti i rischi del caso, mi limito a dire che per me la democrazia è la condizione nella quale si realizzi la piena rappresentatività di ogni cittadino nellesercizio della sovranità popolare, le cui linee direttrici devono fedelmente riprodurre le proporzioni di volontà che concorrono a determinarle. Tanto più la forma della democrazia si riempie di sostanza quanto meno la rappresentatività venga sacrificata alla governabilità. In altri termini: quanto meno ciò che la democrazia affida a tutti e a ciascuno venga requisito da uno o da pochi – o a pochi o ad uno ceduto – nella sospensione o nella illimitata dilazione della funzione di controllo. Ma qui è assai probabile che la voglia di stringere mi abbia fatto incorrere in qualche ambiguità di formula. Ci ritornerò sopra.

3 commenti:

  1. A me 'sto Renzi mi ricorda il filme di Tinto Brass intitolato Caligola.

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  2. (Più che il Razzi di Crozza, che non seguo molto, è quello di Cruciani e Parenzo, che è poi l'unico e originale). Mi rendo conto che i miei argomenti non sono incontrovertibili, si pongono un po' sul piano del vaticinio, che è terreno sdrucciolevole. Potrei anche sbagliarmi e allora sarebbero dolori, ma continuo a pensare che una palese sospensione della democrazia in occidente oggi non sia possibile, troppa attenzione dei media (ma tu qui diresti appunto che si tratta di una forma abilmente mascherata), a meno che tu non intenda come dittatura anche quella che la democrazia cristiana ha esercitato di fatto sul paese per una quarantina d'anni, oppure la dittatura del capitale, l'asservimento alle logiche economiche sovranazionali, per dirla come i marxisti. Penso infatti che sia più decisivo il chiarimento sulla democrazia “sostanziale”, lì potremmo trovare effettivamente degli argomenti più saldi, ma pure io dovrei approfondire e studiarmi bene la questione.

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  3. Basterebbe leggere i saggi di Robert A. Dahl per sapere che la democrazia è quella sintetizzata nella "chiusa" da Luigi Castaldi. Quindi, a meno di non avere la formamentis di un Bodin o di un neocon a cui piace la non democrazia, autoritarismo o dittatura che dir si voglia, questo articolo spiega molto bene il "pericolo" Renzi.

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