domenica 24 marzo 2019

Memorandum


Nel gennaio del ’47, quand’è a capo di un governo in cui i comunisti hanno quattro ministeri, e i socialisti tre, Alcide De Gasperi vola in America, ufficialmente per partecipare ad un convegno. Nessuno gliene ha dato mandato, ma lì firma un memorandum d’intesa: un bel paccotto di milioni di dollari in cambio dell’estromissione dei comunisti e dei socialisti dal governo. Torna in Italia ed esegue.
Inizia a questo modo quella che per settant’anni sarà celebrata di qua e di là dall’Atlantico come «la grande amicizia tra Roma e Washington». Qualche superficialone parlerà di vassallaggio, ma è perché non ha senso delle proporzioni. Non è normale che, tra due amici, quello più grosso abbia un naturale istinto di protezione verso quello più piccino? È in questo modo che va letta l’amichevole minaccia di morte con la quale Kissinger cerca di dissuadere Moro dal far entrare il Pci al governo: naturale istinto di protezione.
Beh, ora quest’amicizia corre il serio rischio di incrinarsi. Per colpa nostra, ovviamente. È che abbiamo firmato un memorandum d’intesa con Pechino, e si sa che Pechino, a differenza di Washington, non dà mai niente per niente, sicché è possibile (ma che dico? è assai probabile, quasi certo, sicuro) che nel paccotto di milioni di yuan che Xi Jinping porta a Roma sia celata un’insidia (no, più che un’insidia: un pericolo, e non da poco): tra due o tre anni potremmo diventare una colonia cinese.
Il Nando Mericoni che ci portiamo dentro sarebbe costretto a una faticosissima riconversione, mi auguro comprenderete il dramma. In più, potremmo ritrovarci il dizionario zeppo di lemmi asiatici. Più di tutto, perderemmo la sovranità nazionale che fino a ieri abbiamo potuto vantare con orgoglio, liberi da ogni condizionamento, a riparo da ogni ingerenza.
Sì, è vero, potrà sembrare che in questi ultimi settant’anni la Cia abbia messo il naso dove non avrebbero dovuto metterlo, che la Chiesa abbia cercato di dettar leggi al nostro Parlamento, che l’Unione europea ci abbia scritto le finanziarie, ma in fondo non facevano altro, ciascuna a suo modo, che offrirci quello che noi non sapevano di volere, al punto che spesso le abbiamo costrette pure a dover insistere, per il nostro bene. E qualcuno, ingrato, pure a recriminare.

2 commenti:

  1. Cose da ricordare. Meno male che ci sei.

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  2. Suvvia Castaldi, siamo il popolo di o Franza o Spagna purché se magna per poi stare sempre a discutere se sia meglio la Franza o la Spagna.

    6iorgio

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