giovedì 17 maggio 2012

“Offri centomila lire a chi ti salva”

Poco prima di morire, Pasquale Croce raccomandò a Benedetto, suo figlio, che gli era a pochi metri di distanza, sotto le macerie del terremoto di Casamicciola: “Offri centomila lire a chi ti salva”. Se ne ha notizia per la prima volta sul Corriere del Mattino del 31 luglio 1883, tre giorni dopo il terremoto: “Ieri fu trasportato a Napoli anche il figliuolo primogenito del commendator Croce; egli è gravemente ferito a una gamba e ad un braccio. Perirono il commendator Croce, la moglie e una figlioletta. Il giovinetto superstite di questa ricchissima famiglia foggiana, stabilita da lunghi anni a Napoli, conserva una memoria precisa dell’accaduto. La madre e la sorella sparirono nel vortice del crollamento, né si udì di loro alcuna voce. Egli, che era seduto ad un tavolino insieme col padre, precipitò. Il padre fu coperto tutto dalle macerie, ma parlò dalle nove e mezzo del sabato fino alle undici antimeridiane della domenica successiva. Benedetto era sepolto fino al collo nelle pietre, aveva però il capo fuori di esse. Il giovinetto fu estratto dalle rovine verso mezzogiorno, poco prima che il padre avesse cessato di parlare. Si racconta che con gran senso pratico dicesse al figlio: «Offri centomila lire a chi ti salva»”.
Poco più di un mese dopo, a Lucerna, veniva dato alle stampe Die Insel Ischia in Natur-, Sitten- und Geschichts-Bildern aus Vergangenheit und Gegenwart, di Woldemar Kadel, dove a pag. 59 si legge: “Er soll dem Ersten besten hunderttausend, zweihunderttausend Francs bieten, wenn er sie rettet, nur nicht sterben, den Erstickungstod sterben”. La frase attribuita al padre di Benedetto Croce è riportata anche in Casamicciola di Ernesto Dantone (Perino Editore, 1883) e in Cronaca del tremuoto di Casamicciola di Carlo Del Balzo (Tipografia Carluccio, De Blasio & C., 1883).

Ho già citato questi scritti in due post del marzo dello scorso anno, mentre il Corriere del Mezzogiorno, con diversi articoli a firma di Marco Demarco, Giancristiano Desiderio e altri, avallava e sosteneva l’accusa di “mistificazione della storia e della memoria”, che dalle sue stesse pagine erano state mosse a Roberto Saviano da Marta Herling. Saviano non aveva fatto altro che riportare la frase che Pasquale Croce aveva rivolto al figlio nella notte tra il 29 e il 30 luglio 1883, prendendola da un’intervista di Ugo Pirro al filosofo apparsa su Oggi, il 13 aprile 1950.
Fin lì, Benedetto Croce non si era mai disturbato a smentire il cronista del Corriere del Mattino che lo aveva intervistato tre giorni dopo il terremoto, né a smentire Kadel, né Dantone, né Del Balzo, e non si disturbò neppure a smentire Pirro. Doveva accadere che a smentire Saviano fosse la Herling e che il Corriere del Mezzogiorno le desse man forte con una campagna di stampa dai toni odiosi, che oggi lo scrittore ritiene sia stata diffamatoria, querelando la casa editrice del giornale e chiedendo risarcimento per il danno subìto.
Io mi auguro che la sua richiesta venga accolta, perché ho prova certa che a muovere quella campagna sia stata una palese malafede: in data 11 marzo 2011, infatti, e cioè il giorno dopo che la lettera della Herling desse avvio alla querelle, inviai una e-mail al direttore del Corriere del Mezzogiorno, producendo le fonti di cui sopra, senza avere alcuna risposta, né pubblica, né privata. E aspetto di sapere dal giudice che si occuperà del caso se fossero documenti degni di attenzione, perché sono sicuro che costituiranno argomento.

10 commenti:

  1. “Er soll dem Ersten besten hunderttausend, zweihunderttausend Francs bieten, wenn er sie rettet, nur nicht sterben, den Erstickungstod sterben”
    E se uno non sa il tedesco?
    (La prego, non mi replichi come farebbe Cetto Laqualunque, ossia "E se uno non sa il tedesco .... non ce ne fotte una beata minchia!")
    :-)

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    1. @lector
      Verwenden Sie die Google-Übersetzer wie wir alle sind unwissend

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    2. Risultato:
      "Aveva intenzione di dare il meglio prima centomila, duecentomila franchi, se lui la salva, non solo morire, morire di soffocamento"
      Sembra una di quelle spam che arrivano per dirti di utilizzare un prodotto per allungare "il tuo duro gallo".
      Preferisco la mia modesta ma beata minchia :-D

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  2. Complimenti per la ricostruzione dell verità!...in gamba!

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  3. Tecnicamente: bisognerebbe sapere in che stato versa la causa e se non sono ancora decorsi i termini per indicare prove. Quella di cui parli tu, che si sostanzierebbe nella produzione documentale della email e nell'eventuale Tua audizione come teste circa il suddetto invio, potrebbe essere rilevante; così come si potrebbe sentire come teste il direttore del giornale, sulla circostanza se abbia o meno ricevuto la Tua email e i relativi allegati. Però tieni presente, che se questa è una causa civile, il Giudice di sua iniziativa non chiama nessuno, sono le parti che devono indicare i mezzi istruttori ed il Giudice dispone dell'ammissione degli stessi sulla base di tale indicazione. Per cui, occorrerebbe che Saviano e/o il suo legale fossero messi al corrente di quanto scrivi per potere agire di conseguenza nel processo, se ritengono.

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    1. Per carità di Dio, non sia mai. Preferisco rimanere a guardare, godere del buon esito in favore di Saviano, nel caso, e poi mandare un'altra e-mail al direttore del Corriere del Mezzogiorno per dargli una rinfrescatina di memoria.

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  4. Saviano non sbaglia mai, questo si sa...

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    1. Al contrario. Sulla faccenda di "qual è" con l'apostrofo, per esempio, torto marcio: da farlo saltare in aria con tutta la scorta.

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  5. e c'e' tempo da perdere per una frase forse pronunciata 130 anni fa?
    anzi 129, non vorrei essere querelato per 4 milioni di euro a causa di questa mia inesattezza...

    in ogni caso: c'e' sempre il mio glorioso settimanale Oggi in mezzo ai maggiori accadimenti della storia d'Italia!

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