sabato 22 aprile 2017

Non vola una mosca

Per evitare di essere fraintesi – rischio che non dovrebbe mai essere sottostimato neppure da chi sappia contentarsi di essere in pace con la propria coscienza – sarebbe consigliabile non affrettarsi a entrare nel merito di una questione quand’essa è ancora in mano a quanti, per chiaro intento strumentale, ne stanno con successo stravolgendo i termini nei quali invece andrebbe correttamente posta: di qua e di là dalla linea che separa i fronti in campo, onestà intellettuale e rigore analitico risultano, in tal caso, parimenti intollerabili, finendo addirittura con lessere considerati via di fuga nel disimpegno. Se veramente la questione ci sta a cuore, occorre rinunciare alla pretesa che la ragione riesca a far sentire la propria voce fra gli strepiti, e aspettare che il frastuono si sposti altrove.
Spesso non c’è nemmeno da aspettar troppo, perché di solito a chi strepita la questione cade di mano dopo due o tre giorni, massimo quattro, mai più d’una settimana, per essere presto abbandonata nel disinteresse in cui abitualmente finiscono i pretesti che sulla scena del dibattito pubblico hanno vestito fino ad un istante prima i panni di problemi cardinali, principi non negoziabili, ragioni prime o ultime, e similari. È allora che può essere recuperata dal punto in cui è stata fatta cadere ed essere adeguatamente riformulata, semmai riconoscendo il merito di chi ha cercato di farlo, restando inascoltato.

Di questo genere mi pare sia la questione sollevata dalla tanto discussa puntata di Report sulle patenti lacune di cui gli organi deputati alla farmacovigilanza si sono fin qui rese responsabili nel controllo sugli effetti indesiderati di alcuni preparati vaccinali (sul punto mi pare non si possano sollevare obiezioni valide, visto che sono state ammesse perfino da Silvio Garattini, persona al di sopra di ogni sospetto in quanto a preconcetti relativi al mondo dell’industria farmaceutica): al netto di quello che si è arrivati a sostenere, o almeno ad insinuare, era questo il tema di quella puntata.
Non erano in discussione limportanza della pratica vaccinale in generale, né quella del vaccino contro linfezione da Papillomavirus, lì specificamente trattato. Non era in discussione neppure la necessità di una generale copertura vaccinale per quelle infezioni che, per pressoché unanime consenso del mondo scientifico e sennato recepimento da parte delle istituzioni pubbliche, da tempo hanno trovato la più adeguata soluzione nella obbligatorietà della profilassi. Nemmeno era in discussione che i casi di reazione avversa, più o meno dimostrabilmente associabili allavvenuta inoculazione di un vaccino, siano da considerare sempre un prezzo sociale enormemente inferiore rispetto a quello che si sarebbe costretti a pagare, e solitamente si paga, per le complicanze cliniche di quegli eventi epidemici che non di rado mietono vittime nei soggetti più deboli di una popolazione. Nulla, poi, lasciava adito a ritenere che gli autori dellinchiesta giornalistica intendessero affermare in qualche modo legittimo, per il medico, il poter opporre obiezione di coscienza in parola, atto od omissione alla pratica vaccinica o, per il cittadino, il poter fare richiamo al secondo capo dellart. 32 della Costituzione («Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario...») senza leggerlo per intero («... se non per disposizione di legge») e trascurando quanto lo precede, laddove al primo capo la salute non è intesa solo come «diritto dellindividuo», ma anche come «interesse della collettività» (ratio che proprio nel caso della vaccinazione obbligatoria trova il miglior esempio di balance). Nulla di tutto questo, invece, sembra esser stato chiaro a chi ha mosso critiche alla trasmissione, di cui in qualche caso si arrivati a chiedere la sospensione.

Proprio per evitare di svilire a mera occasione di polemica tutta strumentale, come anche in questo caso è accaduto, la questione che Report affrontava, direi non valga neanche la pena di prendere in considerazione le numerose prove di malafede consumatesi in questa occasione. Mi limiterei a segnalare la dinamica che le ha mosse.
In passato, alcuni esponenti del M5S (peraltro nemmeno di spicco, quasi sempre si è trattato di voci semianonime sollevatesi dal brodo di coltura in cui è venuta a crescere la cosa grillina) hanno elaborato tesi sgangherate, per lo più basate su documentazioni parziali, quando non palesemente farlocche, per muovere critiche ai principi e alle istituzioni della medicina cosiddetta ufficiale, accusata di essere strutturalmente al servizio di loschi e biechi interessi di strapotenti imperi farmaceutici, e fra queste critiche non poche sono state proprio quelle relative alla produzione e alla diffusione dei preparati vaccinali.
Superfluo sottolineare quanto questo atteggiamento sia in sostanza da considerare pura disinformazione. Anzi no, non riteniamolo superfluo: a scanso di equivoci, diciamo chiaramente che è stata , e continua ad essere, pura disinformazione, per giunta pure estremamente pericolosa. Ma non accontentiamoci: per dar segno di piena coscienza di questa pericolosità, rammentiamo che la legge punisce chi diffonde «notizie false o tendenziose» (art. 656 c.p.) o si rende responsabile di allarme per «pericoli inesistenti» (art. 658 c.p.), e poi chiediamoci perché si è sempre preferito lacerarsi le vesti dallindignazione di fronte a chi seminava frottole (scie chimiche, microchip sottopelle, cure anticancro a base di succo di limone o di bicarbonato, ecc.) invece di portarlo per le orecchie davanti a un giudice.

Ora, possono esserci cento altre ragioni per considerare il M5S il peggio del peggio del panorama politico e (sprechiamo un parolone) culturale italiano, e certamente la centounesima può a buon diritto essere ciò che in questo genere di frottole distilla rozzo qualunquismo e crassa ignoranza, paranoia di qualità peraltro assai scadente e inemendabile citrulloneria, ma come si può ritenere corretto il nesso logico, primancora che lipotesi di concorso associativo, tra la puntata di Report e chi, al sostenere che le Twin Towers sarebbero venute giù per una demolizione controllata e che lallunaggio dellApollo 11 avrebbe avuto per regista Stanley Kubrick, aggiunge che i vaccini provocano lautismo? O fredda malafede o cecità pregiudiziale: non riesco a trovare altra spiegazione, quindi passo oltre, a considerare le critiche a Report che non si sono mosse lungo questa linea, ma lungo unaltra che tutto sommato è da considerare parallela, perché al vizio di metodo che si è preteso di intravvedere nellinchiesta giornalistica qui è conferito i tratti di quella particolare forma di egemonia di pensiero che qualche settimana fa, sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco affermava essere già in atto in un pressoché generale cedimento a tentazioni populistiche, complottistiche, giustizialistiche, ecc. In sostanza, a Report si mossa laccusa di essersi adeguata a questa egemonia di pensiero, arrivando ad affermare che con i servizi mandati in onda nelle passate annate se sarebbe stata addirittura una colonna.
Per riconoscere a tale posizione unautonomia morale e intellettuale nella conventio ad excludendum di cui il M5S è fatto oggetto ormai da tempo, prenderò in considerazione il modo in cui è stata fatta propria da due opinionisti che da sempre possono vantare autonomia morale e intellettuale, talvolta perfino abusandone.

Massimo Bordin attacca in modo abbastanza scorretto il conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, senza entrare nel merito della questione: dice che si cerca di farne un eroe, forse perché ha un nome da «eroe nibelungico», ma è quello che nel 2001 mandò in onda, su Rainews24, unintervista che Paolo Borsellino aveva concesso nove anni prima a due giornalisti di Canal Plus, ed era unintervista manipolata, come riuscì a dimostrare Paolo Guzzanti, che ne addebitò la manipolazione a Ranucci, mentre invece era stata manipolata dai francesi, come si chiarì in tribunale, con lassoluzione di Guzzanti in sede penale, ma con «altre sentenze in sede civile in parte contraddittorie con quella penale», che fuor di perifrasi significa che della manipolazione Ranucci non era in alcun modo responsabile.
Questo, per Bordin, farebbe saggio del «metodo giornalistico di Ranucci», non dissimile peraltro da quello di chi lha preceduto nella conduzione di Report, trasmissione che si sarebbe distinta solo per aver cercato di infangare lonorabilità dei bar e delle pizzerie di Napoli. Non farà certamente saggio del metodo giornalistico di Bordin, ma questo è stato il taglio dato alla questione relativa al tema proposto da Report: fallacia ad hominem.
Stesso taglio dato da Massimo Mantellini, ma nella variante di fallacia ad hominen circumstantiale: «il giornalismo di Report è un giornalismo a tesi», per giunta «molto ideologico», come è evidente nel suo «dar voce anche alla controparte, ma mai fino al punto da rendere il punto di vista avverso credibile», e poi «è giornalismo dell’indignazione», quindi fa «più male che bene», perché «l’indignazione ha bisogno ogni volta di aumentare la dose» (e qui possiamo intravvedere unulteriore fallacia, quello del piano inclinato).

In entrambi i casi, sembra che la questione posta dalla puntata di Report non sia degna di essere presa in considerazione: se ne sarebbe potuto dare un giudizio anche senza averla vista, bastava averne visto qualche puntata precedente, avere qualche dubbio su un giornalismo che mira a terrorizzare il consumatore dicendogli che gli ftalati possono farlo diventare ricchione, e forse pure meno, nel senso che bastava sapere chi sia Ranucci, e meno ancora, perché bastava considerare che a prenderne le difese erano Roberto Fico e Marco Travaglio. E sia chiaro che Bordin e Mantellini sono due amabili cazzoni, niente a che vedere con chi pensa che la Marcia su Roma di Grillo e Casaleggio possa essere fermata segnalando gli errori grammaticali di Di Maio.
A questo pare debba essere condannato il dibattito pubblico in Italia, e dunque credo si possa comprendere chi non sta pronto sulla notizia del giorno, rifugiandosi nello studio della pittura fiamminga o della musica gregoriana.

In questi giorni molti mi hanno chiesto di esprimere un parere sulla questione: dopo averli fin qui intrattenuti sul modo in cui ne sono stati stravolti i termini, non posso esimermi dal dire come credo andrebbero correttamente riformulati. Sarò stringato, facendo mia la posizione espressa da Carlo Freccero nel corso della puntata di Piazza Pulita andata in onda lo scorso giovedì: Report non ha fatto altro che integrare il bugiardino che è allegato ad ogni confezione di vaccino anti- Hpv, richiamando a una più attenta e trasparente attività degli organi preposti alla farmacovigilanza.
I vaccini? Sono necessari. In molti casi credo sia più che giusto renderli obbligatori. Quello anti-Hpv? Non preclude in modo assoluto la possibilità di contrarre un carcinoma della cervice uterina, ma la riduce sensibilmente. Sulle possibili reazione avverse che può cagionare occorre esprimersi con cautela rimandando agli studi che hanno preceduto e accompagnano la sua somministrazione, ormai assai estesa, che allo stato non hanno dimostrato nessi significativi tra i preparati in commercio e le patologie che in alcuni casi hanno destato il sospetto di avere relazione con lavvenuta vaccinazione.
Più in generale, ritengo che sia necessario rimettersi a quanto è ampiamente assodato in campo scientifico quando siano correttamente messe in atto le severe procedure metodologiche che consentono di dare per consolidata una certezza in quel campo. A chiunque è lecito chiedere conto di queste procedure, ma a tutti è dovuto prendere atto delle conclusioni cui conducono gli studi che le rispettino.

Ecco perché resto a bocca aperta, senza sapermi dare una spiegazione, del perché passi in sentenza, e nel silenzio generale, che i cellulari causano cancro al cervello. Sul piano scientifico è men che dimostrato, ma ad affermarlo, qui, non è stato Napalm51: è stato un giudice, ancorché a conclusione di un processo di primo grado. Silenzio, ora non vola una mosca: stavolta pare che la scienza non sia stata stuprata. 

lunedì 10 aprile 2017

Buona lettura

Quattro anni fa su queste pagine postai Due editoriali di Benito Mussolini per Il Popolo dItalia (Malvino, 10.3.2013). Non vi aggiunsi neppure un rigo di commento, ma tutti lessero in quel post, come d’altronde era nelle intenzioni, un tentativo di parallelismo tra grillismo e fascismo. Tra grillismo e fascismo nascente, occorreva chiarire, perché «a scanso di fraintendimenti – scrivevo qualche tempo dopo – sarà il caso di ribadire che [il fascismo nascente] non è ancora il fascismo del 1922, [...] e non è ancora il fascismo del 1936, [...] e non è ancora il fascismo del 1938» (Sansepolcristi 2.0 – Malvino, 14.10.2013).
Oggi, nel riproporre i passaggi più significativi di quei due testi, e facendo seguire ad essi brani scelti da altri editoriali di Benito Mussolini, sempre per Il Popolo dItalia, tutti antecedenti alla Marcia su Roma, porrò unaltra questione: la trasformazione del M5S che viene annunciata da Beppe Grillo («non è più tempo di manifestazioni in piazza a carattere provocatorio, facili a sfogare nella violenza, è diventato il tempo di disegnare il nostro futuro»), e che nella gran parte dei più autorevoli commentatori dellattualità politica italiana già da qualche tempo trovava eloquenti segni in una «istituzionalizzazione del movimento», consente un parallelismo col fascismo alla vigilia della Marcia su Roma?
Se pure fosse, nulla darebbe per scontato che da una eventuale vittoria del M5S alle prossime elezioni politiche dovrebbe attendersi ulteriore progressione del grillismo lungo questo parallelismo, questo è ovvio, ma è meglio dirlo esplicitamente. E in ogni caso andrebbe rammentato che l’irresistibile ascesa del fascismo, e il verso che prese lungo la sua parabola, ebbe indispensabile e costante propulsione dalla mancanza di credibili alternative. Provarono ad opporsi al fascismo, prima di salire sul carro del vincitore, liberali che avevano tradito il liberalismo e socialisti che avevano tradito il socialismo. Diremmo che del fascismo lItalia ebbe da esser grata soprattutto a Giolitti e a Turati.
Buona lettura.

«Per valutare nella giusta misura limportanza sempre più grande dei Fasci Italiani di Combattimento bisogna ricordare che sono nati il 23 marzo, nella prima adunata di Milano. […] Sono passati tre mesi e si può affermare […] che il movimento […] si è imposto allattenzione pubblica ed è, oggi, la forza più viva, più audace, più rinnovatrice, più rivoluzionaria […] che ci sia in Italia. Allinfuori del Partito Socialista, che pretende di possedere il monopolio esclusivo della piazza, non ci sono altri gruppi o partiti [...] che osino scendere in piazza. […] Non è, forse, prematuro esaminare i motivi che hanno provocato questa rapida ascesa, questo trionfale sviluppo del fascismo, malgrado laperta ostilità e la perfida malignazione di certa piccola gente. […] Il fascismo è un movimento spregiudicato. Esso non ha sdegnato di prendere contatto con uomini e con gruppi che lidiota filisteismo dei benpensanti ignorava o condannava. […] I Fasci non sono, non vogliono, non possono essere, non possono diventare un partito. I Fasci sono lorganizzazione temporanea di tutti coloro che accettano date soluzioni di dati problemi attuali. […] Questa è la novità interessante del programma fascista: la rappresentanza integrale» (3 luglio 1919).

«Oggi compiono i due anni dal giorno in cui sorsero i Fasci Italiani di Combattimento. [...] Dopo due anni di lotte, di varie e tempestose vicende, gettiamo uno sguardo sulla strada percorsa: il punto di partenza ci appare straordinariamente lontano. Il fascismo, dopo essersi affermato trionfalmente nelle grandi città, dilaga, straripa nei piccoli paesi e sin nelle più remote campagne. Che cosa è questo fascismo, contro il quale si accanisce invano una multicolore masnada di nemici vecchi e nuovi? Che cosa è questo fascismo, le cui gesta riempiono le cronache italiane? […] Sia concesso a noi, che abbiamo lorgoglio di aver lanciato nel mondo questa superba creatura, piena di tutti gli impeti e gli ardori di una giovinezza traboccante di vita, sia concesso a noi rispondere a queste domande. Il fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la nazione. [...] Il fascismo [...] non è un partito: è un movimento. [...] Nessun altro partito può competere con noi. I vecchi partiti non fanno reclute nuove, stentano a conservare le vecchie, che qua e là accennano anche sbandarsi. Il fascismo, invece, vede sorgere i suoi gruppi a decine e decine per generazione spontanea, tanto che fra qualche mese tutta lItalia sarà in nostro potere […] Va da sé che non ci nascondiamo le deficienze del nostro movimento. Più che di deficienze, in realtà si tratta di esuberanze. I fascisti sono uomini e qualche volta eccedono. Affiorandosi ed affiatandosi sempre più il movimento, queste deficienze scompariranno e il fascismo apparirà come leletto a dirigere i destini del popolo italiano. È la forza nuova che segna lavvento dei tempi nuovi. […] Due anni! Rapida successione di eventi! Tumulto e passare di uomini! Giornate grigie e giornate di sole. Giornate di lutto e giornate di trionfo. Sordo rintocco di campane funebri, squillare gioioso di fanfare allattacco. Fra poco il fascismo dominerà la situazione. [...] Avanti, fascisti! Tra poco saremo una cosa sola: fascismo e Italia!» (23 marzo 1921).

«La vittoria è un fatto, ora mi travaglia il modo col quale la vittoria potrà essere utilizzata. Comincia un nuovo periodo nella storia del fascismo italiano e non sarà meno aspro e difficile del precedente: è il periodo della rielaborazione spirituale e delle applicazioni pratiche. Bisogna smentire i nostri nemici, i quali ci hanno detto a sazietà: “Voi sapete distruggere, ma non sapete costruire! Siete ottimi sul terreno della negazione, ma, portati sul terreno positivo, vi rivelate nella vostra impotenza”. Tutto ciò è falso, ma bisogna dimostrare il falso con la nostra opera di domani. Infiniti sono i campi nei quali possiamo applicare le nostre energie! Certi dissidi e certi atti di indisciplina non mi preoccupano eccessivamente, anche se son sfruttati dalla stampa antifascista. Dal mio punto di vista personale, la situazione è di una semplicità lapalissiana: se il fascismo non mi segue, nessuno potrà obbligarmi a seguire il fascismo. [...] Luomo che ha fondato e diretto un movimento, e gli ha dato fior fiore di energia, ha il diritto di prescindere dalla analisi di mille elementi locali per vedere il panorama politico e morale nella sua sintesi» (3 agosto 1921).

«Nel 1919, il fascismo si riduceva ad un pugno, veramente un pugno, di uomini di tutti i partiti: cerano socialisti, repubblicani, anarchici, sindacalisti, democratici. In queste condizioni, il fascismo, raccogliendo uomini di tutti i partiti, non poteva essere che un antipartito. È di unevidenza cristallina. Ma in questi due anni di tempestose battaglie è accaduto nel fascismo un fenomeno di esodo di taluni elementi, un fenomeno di entrata, quasi invasione, di altri. Cè stato un travaglio formidabile di selezione in mezzo a noi. […] È certo che oggi il vecchio conglomeato del 1919 è scomparso e il fascismo è venuto via via assumendo una sua precisa e inconfondibile individualità. Rendersi conto di questo processo […] significa convincersi che il partito è già un fatto compiuto e che è puerile ostinarsi a negare questa vivente realtà. […] Questo movimento perirà se il fascismo non si darà lorganizzazione di partito. […] Io capisco lantipatia per la parola “partito”, poiché essa, specie in Italia, suscita impressioni di chiesuola, di inquisizione, di dogmatismo e di camorra, ma questantipatia non basta a giustificare un atteggiamento di pregiudiziale opposizione. […] Nella natura e nella storia, si va sempre da un indistinto ad un distinto, da un amorfismo caotico ad una differenziazione sempre più precisa. Più si sale nella scala, e più ciò risulta evidente. Individualità significa differenziazione. Più è sviluppato lorganismo e più è differenziato. Il fascismo non può sfuggire a questa legge di bronzo e non deve quindi nutrire ansie e preoccupazioni di natura squisitamente misoneistica e conservatrice-reazionaria, ostinandosi a chiamare “movimento” quando è già “partito”, ostinandosi in unambiguità oramai insostenibile. […] È tempo di tracciare il solco di divisione attorno alla nostra città quadrata. Questo e non altro è il partito. Questo significa salvare il fascismo in ciò che ha di vivo e immortale e prepararlo al compito supremo di domani: il governo della nazione» (9 ottobre 1921).

«Li abbiamo tutti addosso, in questo momento, i grossi preti, i piccoli chierici e gli innumerevoli scagnozzi delle diverse chiese e chiesuole politiche […] Voi non avete un programma, voi non ci avete dato un programma, il vostro programma è inconsistente: queste le accuse che partono con una commoventissima unanimità dalla estrema destra allestrema sinistra. […] Volevano “un” programma e lo volevano da me. […] Un programma non è una creatura che nasca tutto solo e da un solo cervello» (19 novembre 1921).

«Il fenomeno del proselitismo fascista, che invece di illangidire aumenta in proporzioni sempre maggiori col passare del tempo, dà l’idea di qualche cosa di fatale che è oramai superiore alla volontà degli uomini. Il fiume del fascismo continua ad alzare il livello delle sue acque, che hanno già abbattuto parecchi argini e strariperanno fra poco dovunque. […] Ora il troppo rapido ingrossamento delle file costituiva e costituisce un serio pericolo per i partiti combinati alla moda antica, per i partiti, cioè, che possono essere considerati come vaste assemblee diffuse su tutto il territorio, assemblee di disputanti, i quali, disputando, finiscono naturalmente per differenziarsi e detestarsi, da cui le innumerevoli “tendenze” e relative scissioni. Il fascismo è tutt’altra cosa. I suoi iscritti sono, prima di tutto, soldati. […] Siamo troppo conoscitori del mondo e dei suoi poco simpatici abitatori per ritenere che tutte le reclute del fascismo siano animate da motivi soltanto ideali. C’è anche fra di noi la zavorra. Ci sono anche fra noi gli arrivisti. Ci sono anche fra noi quelli che si giovano del fascismo per camuffare altri impulsi e altri interessi. Ma come si fa a leggere nelle anime? Ogni aggregato umano ha di questi detriti. Il fascismo, però, li seleziona e li elimina energicamente. […] Il fascismo ha energie sufficienti per controllare, dominare, eliminare gli elementi infidi o sospetti» (26 agosto 1922).

domenica 9 aprile 2017

[...]


«Comincio ad invecchiare. Sono stanco, ho perduto il gusto per le questioni rumorose, senza cui non si fa politica. Probabilmente la vecchiaia comincia a farmi diventare egoista. E l’egoismo assume la forma di amore per lo studio».

Gaetano Salvemini,
lettera a Ernesto Rossi,
7 ottobre 1922