domenica 8 settembre 2019

«Quello che non ti perdonerò»


Vorrei anch’io dire qualcosa sulla lettera aperta che Fabio Sanfilippo ha indirizzato a Matteo Salvini dalla sua pagina Facebook, ma astenendomi dal montare con la tavola da surf sull’onda di indignazione che ha sollevato, lasciando il moralismo ai professionisti della disciplina sportiva, per concentrarmi invece su cosa può essere venuto meno nel trattenersi dal lasciarsi andare a una interemerata tanto infelice, sulla quale era facilmente prevedibile che sarebbe piovuto il biasimo di tutti.
Non mi si fraintenda, anch’io considero odioso tirare in ballo una bambina di sei anni, anch’io ritengo poco decoroso da parte di un dipendente Rai il cedimento a toni tanto livorosi, e poi sarà una fisima, ma credo che il termine nemico sia sempre da evitare quando di mezzo c’è la politica, perché autorizza l’avversario a dare il peggio di se stesso, senza con ciò far guadagnare su di lui alcun vantaggio. Se non indugio su questi punti, però, non è nemmeno perché ritengo che “la «notizia» del giornalista Rai che invita Salvini al suicidio è al massimo da trafiletto in basso a pagina 23”, come scrive Massimo Mantellini: io credo che nello sbocco di bile di Fabio Sanfilippo la «notizia» ci sia, e meriti rilievo, perché emblematica dell’errore commesso dai detrattori di Matteo Salvini, prima nel mostrificarlo, e ora nel ritenerlo un uomo finito.
In entrambi i casi, l’errore sta nell’averlo ridotto e nel continuare a ridurlo a un caso personale, inscrivendo il consenso montante di ieri e la battuta d’arresto di oggi nella traiettoria di una parabola biografica, mentre invece ciò che ha fin qui rappresentato, e che senza di lui avrebbe solo da attendere un altro interprete, è questione sociale, culturale, politica: Matteo Salvini non è l’attore, ma è l’agito di ciò che è sempre stato maggioritario in Italia, a dispetto e a disperazione delle anime buone e belle, tra le quali, a scanso di ogni equivoco, m’annovero; Matteo Salvini è stata solo l’occasione, peraltro solo incidentale, per rendere vana la riprovazione morale che costringeva al mugugno privato quello che oggi non ha più ritegno, e anzi dà fiera esibizione di sé; col revival della logora formula Dio-Patria-Famiglia, Matteo Salvini si offerto come parafulmine degli strali che dagli anni Sessanta in poi hanno fulminato i cattivi pensieri che non hanno mai smesso di alimentare la sotterranea rete interpersonale di questo paese col pregiudizio e la superstizione, il cinismo e l’opportunismo, lo stato di eccezione che si fa legge sospendendo il diritto e la doppia morale che fa da crinale tra amico e nemico.
Fenomeni del genere – Matteo Salvini, dico – non nascono per caso, trovano condizioni predisponenti e precursori per venire alla luce dopo più o meno lunga incubazione, e soprattutto rispondono a bisogni diffusi, ancorché inespressi. Ecco perché, come ho già scritto su queste pagine, vanno capiti, studiati, compresi per i bisogni che rappresentano e gli interessi di cui si fanno latori, piuttosto che limitarsi a condannarli. E una traccia l’ho data: sfogliate le annate de Il Foglio tra il 2004 e il 2012, troverete l’evocazione di un Matteo Salvini, che però non ci si aspettava tanto truce, e infatti il feroce antisalvinismo che oggi sfoggia il giornale fondato da Giuliano Ferrara può ben essere letto come rimozione dell’evocazione.
Ma torniamo alla lettera aperta di Fabio Sanfilippo, che a mio modesto avviso fornisce un’altra traccia, fin qui ignorata da tutti, che dà ragione della sterile rabbia che ha nutrito e nutre l’antisalvinismo militante e, insieme, della sconcertante idiozia del considerare finito un uomo cui sondaggi, dopo tutto e nonostante tutto, continuano ad accreditare il 33% dei consensi: parlo del passaggio in cui si legge «quello che non ti perdonerò è di aver plagiato la mente di due miei nipoti», che rivela tutto l’orrore del vedere contaminata dagli argomenti di Matteo Salvini la sfera familiare, quella che si presumeva ne fosse protetta da bisogni e interessi opposti.
«Io non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me», diceva Giorgio Gaber (in realtà la frase fu presa in prestito da Giampiero Alloisio): qui siamo a un passo dal «Salvini che è in me», ed è perciò che possiamo essere indulgenti col povero Fabio Sanfilippo, limitandoci ad imputargli l’incapacità di accostarsi alle «ragioni del nemico», ritraendose col solo utile, tutto fortuito, che «con i miei figli non ci sei riuscito, cazzo». Quello del caporedattore di Rai Radio1 non è il vile maramaldeggiare su un vinto, ma l’inconscio presagire che le «ragioni del nemico» sono ancora vive.

7 commenti:

  1. Perché le «ragioni del nemico/avversario» sono ancora vive? Sempre di più grazie alla sinistra politica più stupida del mondo e grazie al cattolicesimo più ipocrita. Si può pensare realisticamente che una parte di quei nove milioni di voti che la Lega ha preso alle europee possano spostarsi verso sinistra o verso i 5 stelle? O che restino a casa? Resteranno comunque a destra, e a casa invece gli elettori 5S e Pd. Le prossime elezioni, a primavera prossima o tra 20 mesi, saranno un bagno di sangue, complice l’incattivirsi della crisi economica e finanziaria che s’annuncia. E ciò che vale per l’Italia, vale anche per gli altri paesi.

    Dopo quello che è successo a causa della “rottura” d’agosto, le elezioni a ottobre non sarebbero state un’altra catastrofe per il Pd, che avrebbe avuto una chance (non più d’una) di sopravvivenza mettendo fuori gioco Renzi. Avrebbe dato l’immagine di un partito coerente e magari capace (si sa mai) di un programma alternativo alla destra-destra. A Berlino, Parigi e Bruxelles dell’Italia non interessa se non nella misura in cui puntano a mantenere lo status quo, cioè a dare un altro calcio alla lattina.

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  2. Il delirio sbavante di questo giornalista è, in fondo, espressione dell'eterno senso di superiorità etica, morale, persino individuale che la cosiddetta sinistra ha sempre sentito nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo. È su questa presunta e assai discutibile superiorità che bisognerebbe indagare, più che sul salvinismo. Personalmente non ho mai votato Salvini, ma mi fa molta più paura questo livore palesemente antidemocratico, che Il cattivone di destra. Ormai però siamo scesi al livello della peggiore tifoseria.
    In questa società c'è ormai un livello di rabbia e odio preoccupanti. In Italia c'è una guerra civile a bassa intensità che perdura ormai da 70 anni e che ha mutato mille forme, senza mutare la sostanza. Di questo si dovrebbe ragionare

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  3. ''Il delirio sbavante di questo giornalista è, in fondo, espressione dell'eterno senso di superiorità etica, morale''
    Immagino si credano di essere nobiltà, infallibili per diritto divino, abbastanza contrari, checchè ne dicano, al metodo scientifico.

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  4. La “sterile rabbia” di Sanfilippo ha come contraltare la sterile rabbia di chi paga il canone. Renzi ha abrogato l’unica evasione fiscale che avesse una giustificazione etica, ma si è dimenticato di abrogare le raccomandazioni, o almeno di rendere licenziabili i raccomandati.

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  5. "Contra" Sanfilippo ..?

    " Matteo Salvini non è l’attore, ma è l’agito di ciò che è sempre stato maggioritario in Italia, a dispetto ............e gli interessi di cui si fanno latori, piuttosto che limitarsi a condannarli."

    Sono perfettamente in accordo con "questo tipo di analisi",semmai posso aggiungere che non è certo una novità nella storia italica, basti ricordare il 19 ed anche prima e tutto questo non già perché le classi subalterne siano più etiche e morali di quelle aristocratiche e quelle borghesi.
    Quindi, solo perché quando lo scontro raggiunge certi culmini, le passioni e le angherie si accumulano da un lato e dall'altro la paura di perdere privilegi vecchi e nuovi, si scatena la violenza ,dapprima verbale poi..
    Quella verbale è solo il primo sintomo.
    Di quali etiche e di quale morale si "va a parlare" è un altro discorso.
    La novità nel nostro caso è che certe parti dei ceti subalterni "operai"e altri si schierano contro un nemico alquanto vago all'oggi e vedremo nel domani.
    Quindi per concludere direi che l'invettiva di Sanfilippo sia fuori luogo non tanto per l'invettiva in sé , ma dal ruolo pubblico che l'autore riveste.
    (In altre parole se la poteva risparmiare )

    Infine le "ragioni della rabbia non si spegneranno facilmente e neppure il consenso,già successo!
    Vedremo ,.. di certo "la bava alla bocca "di certe manifestazioni con cui i protagonisti si fanno carico oggi nelle piazze ,non mi ricordo di averle mai viste e non mi ricordo nemmeno di averle viste nella storia delle sinistre,se non dopo aperte e ben più gravi provocazioni, o ci dimentichiamo di tutta la storia del dopoguerra. Qui si tratta solo di un governo parlamentare per giunta.

    caino


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  6. post encomiabile ma aggiungerei che Salvini non ha rappresentato solo i "cattivi pensieri" ma anche tanti "buoni pensieri", da decenni parimenti soffocati. E lo dice uno di estrema sinistra che, per dirne solo una, non si rassegna alla gestione emergenziale del genocidio fisico e culturale delle popolazioni di alcuni paesi africani. Non posso credere che giovani prestanti, spesso istruiti, preferiscano partire e rischiare tanto invece di organizzarsi per combattere contro le cricche locali africane. Quindi per me la deportazione c'è. Per dirne solo una.

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    1. Vediamo. Tra i buoni pensieri di Salvini c'era anche quello che, insieme ai compagni di governo e maggioranza, rendeva ufficialmente noto quando era al governo, attraverso il DEF? Documento con il quale venivamo informati che loro tutti speravano in un costante aumento di immigrati nel nostro paese? Magari per motivare una riduzione delle tasse? Oppure ci si riferisci al Salvini pubblico da baraccone, che fermava quattro gatti mentre nei moli di fianco ne arrivavano a getto continuo, su altri tipi di imbarcazione?

      “le ipotesi demografiche si basano sullo scenario centrale elaborato […] con base 2015 [che] prevede per l’Italia: i) un flusso netto di immigrati di circa 190 mila unità medie annue, con un profilo crescente fino al 2040 e decrescente successivamente”

      [...]

      “L’invecchiamento della popolazione e i flussi migratori sono tra gli aspetti più critici che l’Italia dovrà affrontare nel corso dei prossimi decenni. A questo riguardo, assume particolare importanza valutare distintamente l’impatto delle principali determinanti dell’evoluzione demografica quali: i) l’aumento della speranza di vita; ii) l’andamento del tasso di fecondità della popolazione e iii) il flusso netto di immigrazione. Tali determinanti hanno un impatto sulla spesa pubblica e quindi sull’evoluzione del debito nel lungo periodo”.

      […]

      “A parità di saldo primario strutturale del 2022 e dato il livello del debito iniziale di partenza, un aumento del flusso netto migratorio del 33 per cento a partire dal 2019 permetterebbe di diminuire sensibilmente il rapporto debito/PIL rispetto al baseline, con una riduzione media di circa 18,5 punti di PIL nel periodo 2023-2070.

      Per contro, la diminuzione del flusso netto migratorio dal 2019 avrebbe l’effetto di incrementare il debito, con un aumento medio rispetto al baseline di circa 20,5 punti di PIL tra il 2023 e il 2070”.

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