venerdì 10 aprile 2015

Cristo, è una strage!

Quando monta l’isteria, si sparano imputazioni a cazzo di cane e, anche se qualcuno se ne accorge, tanta è la delicatezza che tace. Così con l’evocazione del reato di strage per l’omicidio plurimo che s’è consumato al Tribunale di Milano. È strage quando ammazzi alla cieca, perché colpisci membri di una collettività che, per quanto eterogenea, investi di un’identità che è essa stessa il tuo bersaglio. Qui, invece, la scelta delle vittime da parte dell’assassino aveva una ratio che le individuava precipuamente in soggetti predeterminati: quel tal giudice, quel tal avvocato, quel tal coimputato, ecc. E allora dove sta la strage? D’altronde la sanzione penale per strage fa tanta differenza da quella per omicidio plurimo con tutta la sfilza di aggravanti del caso? E allora perché nessuno – e, quel che è peggio, nemmeno un magistrato – osa dire che parlare di strage è da cretini? Così la parola corre, per la semplice ragione che sembra dare pienezza al sentimento di sconcerto, sarà perché ha un suono che strepita come si deve. È questione d’orecchio, probabilmente. Se esclamo «Gesù!», infatti, passo per personcina mite, dolciastra, sostanzialmente inoffensiva, forse pure un po’ molliccia. Con «Cristo!» rimedio tuttaltra figura.  

2 commenti:

  1. Non solo Malvino ha ragione, ma c'è da sottolineare anche che le reazioni virate all'emozionale, anziché al razionale, come l'omicidio stradale o, in questo caso, l'applicazione impropria del concetto di strage, alla fine hanno come effetto quello di una società ancora più irrazionale di prima. E in una società che diventa sempre più irrazionale, il rischio di questi episodi tragici aumenta anziché diminuire. Perché la pazzia del singolo si nutre (anche ma non solo) dell'impulsività della società tutta. Max B.

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  2. Condivido ogni parola.
    Stia bene.
    Ghino La Ganga

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