lunedì 18 aprile 2016

Guerri su Buonaiuti


Rammentandoci che il 20 aprile ricorre il 70° anniversario della morte di Ernesto Buonaiuti, Giordano Bruno Guerri ne tratteggia la figura di intellettuale che subì feroci persecuzioni da parte del papato, chiudendo il suo articolo con l’auspicio che Bergoglio ne faccia ammenda, tanto più doverosa da parte di Bergoglio perché è proprio il suo pontificato ad aver dato segno di «voler recuperare lo spirito più profondo del messaggio di Buonaiuti», e poi perché Bergoglio è un gesuita, e proprio i gesuiti furono i suoi più accaniti detrattori (Adesso Papa Francesco perdoni l’«eretico» Buonaiuti - il Giornale, 18.4.2016).
L’auspicio sembra assai sentito, d’altronde basta aver letto la biografia di Buonaiuti che Guerri diede alle stampe tempo fa (Eretico e profeta, Mondadori 2001) per capire quanta compassione abbiano suscitato in lui i torti subìti dall’«esponente più importante del modernismo» qui in Italia. Né sembra strumentale, l’auspicio, anche se le posizioni anticlericali di chi lo formula sono note, perché, da storico che non si è mai adeguato a una conformistica lettura del fascismo, Guerri non dimentica di denunciare anche i torti che Buonaiuti subì dal regime fascista (tutte recepite, in occasione del Concordato e dei Patti Lateranensi, le richieste vessatorie avanzate dal Vaticano nei suoi confronti), né, da liberale, fa sconti ai liberali, Croce in testa, che per la sorte di Buonaiuti spesero solo indifferenza («pensando a torto che si trattasse di battaglie che non riguardavano la vita laica»).
Tutto bene, diremmo, se non fosse che in quarta di copertina, sulla prima edizione della biografia di Buonaiuti, si legge: «non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo». Che, da un lato, rivela la piena comprensione delle ragioni che ancora oggi costringono la Chiesa a rigettare i capisaldi del modernismo (evoluzione creatrice, lettura storico-critica delle Scritture, recupero dell’ecclesiologia del primo cristianesimo, ecc.) con una fermezza di cui invece si sente in grado di poter fare a meno quando fa l’ecumenica con ortodossi, anglicani e lefebvriani, e, dall’altro, esprime in modo plastico la coincidenza di strategia e di tattica nel modo che essa adotta per riscrivere la sua storia. Proprio perciò, e in virtù del suo quasi sfacciato candore, l’auspicio appare sottilmente provocatorio. 

3 commenti:

  1. Il titolista del Giornale non ha capito, o forse non ha letto. Nell'articolo si dice che è il Papa a dover chiedere perdono.

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    1. Certo, l'auspicio di GBG è che Bergoglio faccia ammenda, ma in relazione alla quarta di copertina del suo volume del 2001 consideri che, se non si è in grado di perdonare di chi ritiene sia in errore, tanto meno si è disposti a chiedere perdono per averglielo fatto pagar caro.

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  2. "Che, da un lato, rivela la piena comprensione delle ragioni che ancora oggi costringono la Chiesa a rigettare i capisaldi del modernismo ... con una fermezza di cui invece si sente in grado di poter fare a meno quando fa l’ecumenica con ortodossi, anglicani e lefebvriani"

    Il magistero della Chiesa Cattolica è stato tutt'altro che immobile dai tempi di Pietro ad oggi. Però è talmente lento nel cambiare che per la vita di un singolo uomo è immutabile, al massimo si passa dalla messa in latino a quella in italiano e si può dire 'nulla è cambiato della sostanza, solo un po' di forma', illudendosi che i due concetti siano indipendenti.
    Permettere al proprio magistero di modificarsi con una velocità visibile nel corso di una vita vuole dire essere come la chiesa riformata: molte chiese, dagli anacronistici Amish ai vescovi omosessuali sposati.
    Morale: non si fa comunella coi 'relativisti religiosi', perchè poi il virus colpisce pure te e da un giorno all'altro ti trovi dieci trans che ballano nell'attico di Bertone e nell'appartamento a fianco la Binetti che stringe il cilicio. E siccome il fedele che sceglie il trans e quello che sceglie il cilicio hanno poco da raccontarsi senza venire alle mani, non fai altro che frammentarti e perdere potere, mentre la forza della chiesa cattolica è proprio quella di vendere lo stesso prodotto in Alaska come in Cina.

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