Non
si può che esser grati a chi recensisca un saggio illustrandone la tesi in modo
chiaro, riportandone in virgolettato i passi salienti, meglio ancora se la
recensione sia integrata da un’intervista all’autore del volume a ulteriore
puntualizzazione di quanto potrebbe sollevare qualche perplessità, e il tutto venga
presentato al lettore senza alcun rilievo critico, anzi, con un tocco di
affettuosa benevolenza, perché se la tesi è cretina, e cretini gli argomenti
che dovrebbero sostenerla, ci si risparmia l’acquisto del mattone. Grazie a
Marco Ventura, dunque, per la sua recensione di Inventing the Individual di Larry Siedentop (La laicità è nata cristiana – la
Lettura, 14.9.2014).
Tesi
cretina, quella di Siedentop, ma non originale: «Abbiamo smarrito la genealogia della laicità liberale; soprattutto,
perché non ne comprendiamo più il fondamento cristiano». Così, «il principio liberale che il cristianesimo
ha inventato è ormai una fede nell’uomo senza fede in Dio». Com’è potuto
capitare? Semplice. È che «l’Umanesimo e
l’Illuminismo hanno cercato nel mondo greco-romano quella fondazione della
laicità liberale che stava invece nel Medioevo cristiano» e questo ha dato
vita a «due eresie liberali: da un lato
la libera scelta degenera in mercato senza giustizia, in interesse cieco
(eresia utilitarista); dall’altro l’individuo si isola, non va oltre i legami
familiari e amicali; evaporano lo spirito civico e l’impegno politico (eresia
individualista)». E così il liberalismo non è più cristiano, ahinoi.
È
evidente che con l’individualismo di John Stuart Mill e l’utilitarismo di Jeremy
Bentham siamo già al tramonto del liberalismo, che invece deve aver avuto il
suo momento di massimo fulgore con Bernardo di Chiaravalle e Tommaso d’Aquino. È
altresì evidente che il liberalismo contro il quale Gregorio XVI scagliava i
suoi fulmini non fosse vero liberalismo: «Assurda
ed erronea sentenza o piuttosto delirio – diceva – che
si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza»; e
deprecava la «mai abbastanza esecrata ed
aborrita libertà della stampa»; e guai a «coloro che vorrebbero vedere separata la Chiesa dal Regno» (Mirari vos, 1832).
Un
po’ di chiarezza, dunque. Il liberismo – il vero liberalismo – ripudia la
centralità dell’individuo, al posto dell’utile mette il necessario, schifa la
separazione tra Stato e Chiesa, è contro la libertà di pensiero e di coscienza,
contro la libertà di stampa, contro l’istruzione di massa… Non bastavano gli
editorialisti di Avvenire? Avevamo
bisogno di Siedentop?











