martedì 16 dicembre 2014

Il bastone

Fuori dalla cerchia dei cattolici fedelissimi alla dottrina, che saranno lo 0,2% dei cattolici per modo di dire, il professor De Marco è pressoché un Signor Nessuno, e questo è un vero peccato, perché non è un fesso, meriterebbe la notorietà che ingiustamente va a certi sagrestani che della Chiesa sanno appena dov’è la corda della campana. È colto, il professore, e io lo leggo sempre con gran diletto, perché del cattolicesimo è una spremuta senza aggiunta di additivi o conservanti, acida come si deve. Bene, non è difficile arguire che anche al professore stia sul cazzo quella fetecchia di Bergoglio, e il fatto che dopo Ratzinger era necessaria proprio una simpatica macchietta come lui sennò il barcone andava a sbattere – niente da fare – non gli scende, ma non gli scende proprio. Il fatto è che lui è personcina a modo, mica come quel pazzo scatenato di Socci che a Bergoglio è arrivato a dare dell’usurpatore, e soffre uguale, ma non schizza bile, la gonfia in bellissime bolle verdoline che Magister cattura in instagram postandole su Settimo Cielo, ormai sito ufficiale degli orfani dell’Emerito. Ed è su Settimo Cielo che qualche giorno fa è stato pubblicato un altro articolo di De Marco, Il clima del pontificato e una nuova voglia di bastone, che fin dal titolo rivela il suo caratterere polemico, e infatti, contrariamente al solito, è teso, quasi contratto, livido qua e là, del tutto privo di quel pescare dai più polverosi scaffali, che abitualmente rendono sfiziosissime le performance del professore. E qui, dolenti, siamo costretti ad un’amara riflessione: ai cattolici come si deve, quelli che il Denzinger ce l’hanno sempre sulla punta della lingua, questa chiavica di papa leva il gusto dell’ornato e del fiorito, li intristisce e li mortifica, lasciandoli senza parole per le bestialità che infila senza soste, sicché fanno fatica a stargli dietro, senza riuscire neanche a trovare il tempo di rammendarsi le vesti prima di potersele stracciare ancora. Poveri tradizionalisti, c’è da comprenderli: con Bergoglio accade loro ciò che a noi accade con Renzi, una tal bestia che non sai da dove cominciare. E povero De Marco, sia detto senza un velo di ironia, che in questa occasione lamenta la brutta aria che tira per chi non ha intenzione di adeguarsi al clima di questo pontificato.
Dice che chi non segue l’andazzo è preso a randellate, robe brutali, mai viste ai tempi di Wojtyla e Ratzinger, dove pure non mancava quel fenomeno di allineamento che porta chierici e laici a compiacere il papa. «Singolare – scrive De Marco – che tale allineamento, allora inerme, si eserciti ora in una pugnace difesa del papa regnante solo per colpire ambienti e individualità ortodosse», in favore di quella «paccottiglia cristiana postmoderna che consiste in resipiscenze e contrizioni, in autocritica del passato cattolico “alla luce del Vangelo”, in abbracci di ogni genere purché nell’agenda dei media», che Bergoglio insuffla col suo fare «qualunquistico», che «esonera dall’impegno di valutare, discernere, opporsi al “mondo”». «Così – scrive De Marco – dimenticando che è solo il nichilismo ad avere sempre un “volto umano” benevolente, che non giudica, sollecito della pubblica felicità, tanti cattolici qualificati, clero e laici, mancano al loro compito essenziale: ricordare all’Occidente, e al mondo, l’antropologia cristiana che è a suo fondamento, si tratti di anima e di corpo, di vita o di morte, di generazione o di identità di genere. Quasi nessuna voce cattolica dotata di autorità d’ufficio si alza ancora contro la infondata (filosoficamente e scientificamente) e nevrotica manipolazione livellatrice del maschile e del femminile cui si cerca di piegare la cultura diffusa, agendo sul parlamento e a scuola. Assieme alla mistura di paura e attrazione verso il papa, a frastornare laicato e clero vi sono, dunque, il sonno della ragione cattolica, una coscienza di sé ai minimi termini, una sudditanza all’etica pubblica altrui che – si pensa – sotto papa Bergoglio non hanno più bisogno di essere dissimulate. In più, mimeticamente dipendenti da un’opinione pubblica che simula di operare per valori, e pensandosi legittimati da un papa mediato da quei medesimi “opinion maker”, alcuni laici ed ecclesiastici con responsabilità su uomini e organizzazioni si trasformano (secondo una costante della sociologia politica) in “tiranni democratici” verso i dissenzienti». Una vergogna, via.
«Niente di nuovo, si dirà. Ma nel passato le sanzioni erano motivate dalla protezione dell’integrità della fede e dell’istituzione ad essa necessaria. Oggi invece si agita il bastone sotto l’effetto di formule imposte da una falsificazione secolare del cristianesimo, come “amore” e “misericordia” contro responsabilità e retto giudizio, come “vita” contro ragione, come “natura” e “felicità” contro peccato e salvezza, come “Concilio” contro tradizione cristiana». Insomma, non è il bastone in sé ad essere il problema: ben venga se si tratta di raddrizzare i gropponi che hanno la scoliosi, la cifosi o la lordosi eretica, ma randellare chi ha schiena drittissima – eccheccazzo! 

2 commenti:

  1. Mi piacerebbe sapere la sua sullo show di iersera di Benigni. Io l'ho trovato più noioso del prete che dice messa, ma a quanto pare il popolino ne é letteralmente impazzito e nessuno che ora fargli le pulci sul piano teologico per quello che ha detto.

    RispondiElimina