martedì 4 settembre 2012

Frammenti di un necrologio

La morte del cardinale Carlo Maria Martini ha offerto ennesima occasione di dibattito su quel «dialogo tra credenti e non credenti» che in tanti si ostinano a ritenere possibile, e utile, se non addirittura necessario. Bene, io penso che di fatto sia impossibile e, tutto sommato, inutile, comunque non indispensabile.
Ovviamente tutto sta nell’intenderci sul cosa sia «dialogo», perché sul fatto che un credente e un non credente possano colloquiare, anche pacificamente, non sollevo obiezioni: quasi sempre serve a poco, spesso porta a niente, ma, volendo perder tempo, si può. Ci può essere perfino un reciproco tornaconto, in questo chiacchierare: il non credente può gustare il piacere di produrre argomenti che non più tardi di qualche secolo fa gli avrebbero procurato persecuzione, carcere, tortura e morte, mentre il credente può dar sfogo alla sua smania di convertire, mettendo la sua anima in pace nell’averci almeno provato.
Altra cosa è il «dialogo» o il discutere per arrivare a trovare accordo su qualcosa: anche quando lo si trova, permane nel fondo dell’accordo un’irriducibile distanza che alla lunga lo vanificherà. Non si farà fatica, per esempio, a trovare intesa sul fatto che l’omicidio sia cosa disdicevole, ma per il credente l’omicidio sarà sempre innanzitutto offesa a Dio, perché la vittima è una sua creatura. Poco male, si dirà, l’importante è che credente e non credente concordino. Errato: nel considerare l’uomo una creatura di Dio, la vita umana diventa un bene indisponibile all’uomo, con tutto ciò che ne discende.
Altro esempio: la democrazia. Un credente e un non credente potranno facilmente trovare accordo sul punto e dirsi democratici (ovviamente questo non dovrà porre in discussione la struttura gerarchica della Chiesa: quella deve rimanere piramidale, sennò lo Spirito Santo ci rimane male), ma nel fondo dell’accordo sul fatto che sia meglio decidere a maggioranza che lasciar le decisioni a pochi, o a uno, resteranno sempre un sacco di riserve, almeno da parte del credente, per il quale la democrazia va bene, sì, ma fino a un certo punto: se concorda con le decisioni della maggioranza, nessun problema, ma se quelle non gli garbano, perché in esse vede oltraggio ai comandamenti del suo Dio, il credente mette il muso, si intristisce, quando non si incazza, e comincia a lamentare la violenza della «dittatura della maggioranza».
Penso non ci sia bisogno di altri esempi: li abbiamo sotto gli occhi da quando ai credenti è venuta la smania di «dialogare» nell’impossibilità di imporre la loro fede ai non credenti coi mezzi usati per secoli e secoli, da quando i non credenti hanno accettato il «dialogo» nel tentativo di cavarne qualcosa, nell’illusione di poterlo trovare. La vita del cardinale Carlo Maria Martini sta a dimostrarlo.
«Dialogava», Sua Eminenza, gli piaceva tanto. E bisogna essere onesti: concedeva, concedeva, concedeva anche più di quanto gli fosse concesso dalla dottrina, non di rado facendo soffrire ed adirare gli zeloti, che prima cominciarono a mormorare fosse un mezzo eretico, finendo per dirlo ad alta voce, anche a cadavere ancora caldo. Concedeva, intanto, ma il suo concedere era di un autorevole prelato che contava meno del due di picche, sicché sul suo concedere resta il dubbio fosse la declinazione di un garbo. Talvolta veniva il sospetto che fosse il «poliziotto buono» che fa coppia col «poliziotto cattivo», d’altronde era gesuita e si sa che «todo modo es bueno» per portare acqua al mulino. 

[…]

Tu credi che Dio esista, che si sia incarnato in Cristo, che Pietro e i suoi successori ne siano i vicari in terra, perciò depositari di una verità che non possa essere messa in discussione senza mettere in discussione Dio stesso: una verità indiscutibile che vorresti fosse universalmente riconosciuta tale, e dalla quale discendono precetti e divieti che ritieni essenziali al fine di conquistare la vita eterna.
Io non credo nella vita eterna e penso che quei precetti e quei divieti siano solo un modo per ridurre gli uomini a gregge. Non credo che Dio esista, dunque neanche mi pongo il problema se Cristo sia davvero esistito o sia solo un mito. Leggo i vangeli e, accanto all’assurdo, all’inverosimile e al contraddittorio, ci trovo l’ambiguo e l’oscuro sui quali è stata costruita la dottrina alla quale ti dichiari obbediente, alla quale pretenderesti tutti fossero obbedienti, facendoti vanto dell’arrivare a diventare molesto, per poi far sfoggio di un odioso vittimismo se ti mandano a cagare. Ti osservo e ti trovo insopportabile, ipocrita fino all’osso, soprattutto pericoloso. Non c’è bisogno di chiederti cosa tu pensi di me, è noto che a uno come me guardi come a un’anima che vuol perdersi. Hai ragione, non voglio essere salvato. Abbiamo davvero poco da dirci, convieni? «Dialogare» su cosa?
A te interessa convertirmi, a me interessa tu non mi rompa il cazzo: vogliamo far finta di trovare tregua nel dissimulare quanto ci preme? Vogliamo chiamarlo «dialogo»? Disperando di potermi appiccicare la tua fede, ti accontenti di potermi convincere alla tua proverbiale ipocrisia? Devo far finta che almeno l’ipocrisia può essere un decente modus vivendi? Sì, è vero, siamo costretti a starci a fianco, ma questo non vuol dire che dobbiamo strusciarci. Sul da fare, fino a quando non si troverà modo di far prevalere la regola che la libertà di ciascuno ha solo limite in quella di tutti, inutile «dialogare»: basterà contarci. Poi sulla conta eventualmente storcerai il muso, farai carte false per vanificarne l’esito, strepiterai, minaccerai la vendetta del tuo Dio. Pazienza, attenderemo i secoli necessari a sentire la tua voce sempre più fioca. Duemila anni ti avranno illuso che non si spegnerà mai, ma – mi insegni – duemila anni sono un soffio. Meno di un soffio, nell’evoluzione della specie. Ci siamo liberati della coda, ci libereremo anche della tua superstizione. 

[…]

Io e te non abbiamo niente da dirci, la vita del cardinale Carlo Maria Martini è la dimostrazione che non serve a niente. Ammesso pure tu avessi la stessa sua autorevolezza e lo stesso suo prestigio in seno alla tua Chiesa, ogni tua concessione varrebbe niente. E poi perché dovrei ritenere necessario che tu mi conceda quel che ritengo mio diritto? Che i preti si possano sposare, che anche le donne possano celebrare la messa, che i cattolici divorziati possano aver l’eucaristia – cazzi vostri. Ci metto il naso per il gusto di vedere come la bestia si contorce, tutto qui.
Come diceva quel tizio? A un protestante preferisco un cattolico, a un cattolico progressista preferisco un cattolico tradizionalista, a un tradizionalista che si controlla preferisco un tradizionalista sfrenato. La fede e la dottrina mi piacciono incontaminate dai compromessi con il mondo, così appaiono per ciò che sono veramente: la negazione del mondo, l’insanabile smania di mortificarlo. 

23 commenti:

  1. Sembra che tu veda la religione come un brufolo: se dev'essere almeno sia grosso e purulento, che esplonda alla minima pressione.
    Tuttavia la CCAP non si decide a deflagrare e dobbiamo conviverci con credenti e gerarchie. E allora mi viene da pensare che un mondo di credenti alla Martini sarebbe molto meno peggio.

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  2. Quanto volentieri vorrei fossero letti questi frammenti (da collezione) nel Cortile dei Gentili! Più che altro per sentire se ci saranno, da un punto di vista retorico, repliche all'altezza.

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  3. se non fosse così lungo me lo stamperei su una maglietta!

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  4. Sembra una pietra tombale, invece è un commosso ritratto, un modo tutto speciale di sentirne la mancanza.

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    1. Ecco,questo è il commento che mi piace di più.

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  5. @-->Matteo Bergamelli

    Guarda che, stampato sulla maglietta:
    "A te interessa convertirmi, a me interessa tu non mi rompa il cazzo"
    ci starebbe da favola.

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  6. Io trovo il posto molto violento. Per la mia esperienza gli atei sono persone molto intelligenti, tolti i pecoroni che purtoppo sono sempre in mezzo alle balle. Potrei capire un atteggiamento polemico anticlericale, per mille motivi, ma non capisco l'accanimento contro chi ha fede. Posso capire che non si creda al racconto di Cristo figlio di Dio che compie miracoli perché si è persone razionali, ma il pensare che la fede sia il credere nella rappresentazione e non nel messaggio è oltremodo superficiale e indegno di una persona che si ritiene intelligente. La consapevolezza del mondo in cui viviamo è costituita di vari livelli, così come la fede. Ci sono livelli basici, in cui le parole hanno il significato più comune, e ci sono livelli più elevati in cui le stesse parole hanno significati metafisici. Avere fede non significa necessariamente credere alle novelle. E non pensare questo equivale a sottovalutare ciò che non si conosce. Prima di incitare all'odio verso chi ha fede sarebbe molto più razionale (perché di questo si sta parlando) cercare di comprendere i punti di vista, scendere dal proprio piedistallo di cartapesta, essere un pochino umili e capire che in fondo avere fede o no non differenzia così tanto gli esseri umani. IMHO.

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    1. "Ci sono livelli basici...": qui ho smesso di leggere.

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    2. perché ci sono anche livelli acidi

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    3. Il signor Brami non ha evidentemente visto (o compreso) il commento precedente.

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    4. "Avere fede non significa necessariamente credere alle novelle".
      Forse.
      Ma essere cattolici, e quindi non relativisti, vuole dire anche se non soprattutto quello: credere alle novelle, e a quelle, non alle altre -e pertanto ai dogmi, alla Chiesa madre e maestra, santa e puttana, ma sempre depositaria e portatrice e della verità ultima-.
      Esperienza personale: faccio gli ultimi esami di maturità -da docente- con un collega, con cui dividiamo i viaggi verso la scuola. Ottima persona, transfuga ciellino assai critico approdato al fronte cattolico progressista, ma assolutamente osservante,.
      Il collega, laureato in filosofia, è anche specializzato in teologia -quindi nella scienza dell'inesistenza e della confutazione- e il discorso cade sui dogmi: "come fai a credere in cose palesemente assurde come la transustanziazione dell'ostia nel Corpo di Cristo? C'è il Corpo di Cristo in un pezzo di cialda?"
      Parte con una arci-mega-supercazzola in cui, contraddicendo ogni logica e ogni velo di razionalità il collega mi dice: "dal momento che non si può escludere perché non è possibile dimostrare il contrario, allora ci puoi/devi credere, e poi e prima e soprattutto: o accetti TUTTO o sei fuori"
      Una specie di "non capisco, ma obbedisco", altro che "messaggio".
      Tornando al Cardinale: per come la vedo io una personalità di questo livello, e i suoi discorsi "alti" fanno parte del bouquet di scelte di una struttura che presenta un'offerta adeguata ad ogni tipo di potenziale utente: sei un vecchio laico sapiente che ne ha viste di tutti i colori, ma che con l'età tarda vede l'approssimarsi del Grande Nulla? Ecco il Cardinale Pensoso e Tormentato -se emarginato tanto meglio- con cui discutere il Senso Ultimo del Tutto; sei un fesso di mezza età, e la hai sbagliate quasi tutte, e hai un cervello abbastanza frullato da invaghirti di panzane letteralmente incredibili? Ecco i veggenti a orario fisso di Međugorje, e così via. (Ogni riferimento al Barbapapà della Barbarepubblica e a SuperPaolo Bros. è assolutamente casuale).
      Come un ristorante in grande stile che prepara le pietanze per chiunque: "sei Vegano? Ecco per te la tua insalta di carote biologiche, per la ragazzina in dieta abbiamo l'ipocalorico, così per la zia diabetica e per il nipote celiaco, se sei mussulmano salumi di montone e anche per il tuo cognato pirla e cacciatore abbiamo le pappardelle al cinghiale, che problema c'è?"
      Di fatto la Chiesa è una organizzazione che amministra, per ciò che conta, le necessità rituali/cerimoniali della collettività, i momenti salienti (nascita e morte, ma anche ingresso nella comunità e età adulta) con una sede in ogni quartiere o paesino, uno stuolo di funzionari senza famiglia dediti pertanto alla "missione" in via pressapoco esclusiva, almeno negli intenti, e che soprattutto agisce come "serbatoio etico di ultima istanza".
      Poco conta che poi la gente comune faccia un po' come vuole nella sua vita, di fatto è scontato che siamo tutti peccatori, ma in realtà per la Chiesa è anche meglio che sia così, in fondo anche un tributo distratto e di routine, tradizionale e di pura inerzia, conferma il Primato Etico coltivato instillando un pochino di senso di colpa, e si assicura la permanenza, che è e rimane il primo obiettivo di qualunque organizzazione, e a maggior ragione a una che è "Santa, Cattolica, Apostolica e Romana".
      Poi se credi selettivamente va bene comunque, l'importante e non fare pubblicità, vivere il dubbio nel silenzio della coscienza e inginocchiarsi quando e dove serve. E se non lo fai e ti permetti di chiedere in maniera netta e forse un po' rude di essere lasciato in pace ecco che "inciti all'odio". Ma questo non è certo "incitare all'odio", in quello sono specialisti i fanatici monoteisti
      In ultimo: Il Cardinale faceva parte dell'offerta diversificata, del marketing, che lo volesse o meno. Requiescat.

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  7. Solo una domanda, che puo` apparire super-cretina, e forse anche un tantino offensiva e forse fuori tema.
    Ma, per piacere, si noti che non e` mia intenzione offendere nessuno ne` queesto mio commento e` rivolto a nessuno in particolare.
    (mi scuso in anticipo per il piccolo fuori tema)
    Ne` men che meno convertire alcuno

    Se Dio non esiste, allora a che pro mettere al mondo un` altra vita?
    Che poi dovra` soffrire per venire al mondo, soffrire per crescere, soffrire per trovarsi una compagna/o, invecchiare e crepare come un cane e come facciamo tutti.
    Il tutto nel terrore continuo della morte.

    “Nasce, si dimena
    cresce, va in foia
    muore, ben gli sta”

    Se non esiste Dio, allora a che pro perpetuare questa inutile cagata?

    Gigi

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    1. Sì, ha ragione lei: si tratta di una domanda super-cretina, perché non c'è bisogno di credere in Dio per amare la vita nonostante tutto.

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    2. Se il mondo è una tale cagata, perché amare il culo che l'ha prodotta?

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    3. E se invece esiste, a che pro perpetuare questa inutile cagata?

      Cioè, davvero soffrire ti è più lieve, se sai che un guardone sadico ne gode?

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    4. ..si ritenga corteggiato spudoratemente: solo il mio essere decisamente omosessuale mi trattiene dal bramarLa come compagno di vita
      Rosi

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    5. amare la vita nonostante tutto e amare dio nonostante tutto (tutto: prove della sua inesistenza)...non sono forse due facce di una fondamentale irrazionalità? certo, la vita è qlcs di concreto, dio no. ma in fondo basta che funzioni e che ognuno a suo modo trovi un modo di passare il tempo e negarsi l'insensatezza di quello che fa, la fondamentale insensatezza dettata dal nostro essere creature insignificanti con la data di scadenza impressa in fronte. alla fin fine se sopravviviamo è solo perchè troviamo il modo di darci botte di vita, siano esse una preghiera in chiesa che ci persuade dell'esistenza di un essere superiore oppure un nipotino così carino come quello che vedo in foto qualche post più sotto.
      ognuno "vivifica" i suoi mediatori chimici come può.
      (Certo, non discuto sul fatto che alcuni rompano il cazzo perchè tutto il mondo li "vivifichi" a modo loro)

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    6. @Gigi
      "Il tutto nel terrore continuo della morte."

      Ecco, basta accettare il fatto di essere delle entità biologiche per capire che il terrore della morte è perfettamente inutile e del tutto sciocco.
      In fondo è ciò che più spesso rischia di rovinarci la vita.
      Le assicuro che ci si può riuscire tranquillamente anche senza ricorrere a una divinità.

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    7. A tutti

      Ne riparliamo quando vi avranno diagnosticato un tumore alla prostata con metastasi al cervello

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    8. Ci mandi sua sorella a farci un pompino.

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  8. Questo post magistrale me lo stampo e lo attacco alla bacheca della parrocchia. Vediamo quanto ce lo lasceranno, i dialogatori. Bravo Luigi.

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