domenica 10 novembre 2013

Filottete

Ricordati di vivere (Bompiani, 2013) si presenta come un libro di memorie: «Se mi decido a scrivere non è per rivendicare meriti o per riscattare torti, non sono spinto da risentimenti e neppure da nostalgia… Scrivo per sottoporre la mia esistenza a un esame…» (pag. 7). A leggerlo come autoesame, però, ci si distrae: tutta l’attenzione va nel cogliere gli istanti di contraddizione tra come ce la ricordavamo noi e come ce la racconta Claudio Martelli, e ci si perde la dimensione più autentica del libro, che è quella lirica, anzi, epica. D’altronde non ha indice dei nomi e, giunti in fondo, si sente che la trama era un pretesto. Abbandonato sull’isola di Lemno, Filottete ripete: «Io so poche cose, ma le ricordo benissimo» (pag. 594). 

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