giovedì 1 luglio 2010

Per chi suona la campana?



Un paginone pubblicitario su Avvenire di domenica 27 giugno ci invita a riflettere. Solitamente una campana ha lunghissima vita, non di rado ultrasecolare, però, quando subisce danni, diventa inutilizzabile e c’è solo da buttarla. In compenso, la sua manutenzione ordinaria richiede poco impegno, mentre quella straordinaria (riparazione o sostituzione delle parti mobili o di sostegno) è solo occasionale e dal costo irrisorio rispetto a quello della campana stessa, che può arrivare anche a diverse centinaia di migliaia di euro. Perciò nessuno si disfa di una campana che non abbia subito lesioni, per il semplice fatto che il mercato di campane usate lesionate è praticamente inesistente. E tuttavia ci sono delle eccezioni, tutte legate alla necessità di un ridimensionamento delle spese di gestione al capitolato del personale addetto, quasi sempre risolto con l’installazione di dispositivi elettronici sostitutivi. E dunque donde vengono le campane usate vendute dalla Italsonor? Da chiese che non sono più in grado di sostenere le spese per farle risuonare e che hanno scelto l’opzione alternativa di un altoparlante sul campanile e di un pulsante in sagrestia: quel paginone pubblicitario è uno dei tanti indicatori di una crisi. Scarseggiano i preti, ma scarseggiano anche i soldi per pagare un campanaro, al punto da considerare conveniente disfarsi di campane che – Italsonor garantisce – sono in ottime condizioni.

2 commenti:

  1. Il problema è che parroci hanno i battacchi indaffarati in altro modo.

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