martedì 26 aprile 2011

“Deboli, viziosi, inetti e ribelli”


Dalle prime esperienze, che sono necessariamente di tipo parentale, discende l’atteggiamento che successivamente avremo verso l’altro. Potremo con la ragione temperare questo imprinting, perfino arrivando a invertirne il segno, e così potremo passare dall’inclinare a credere che l’altro sia fondamentalmente buono al pensare che sia intrinsecamente cattivo, o viceversa, ma di solito la ragione servirà solo a trovare argomenti a supporto dell’imprinting. Arriveremo così ad avere argomenti in favore della tesi che l’uomo nasca buono o di quella opposta (nasca cattivo), e in realtà, ridotta all’osso, ogni discussione sull’uomo, e sugli uomini, non sarà altro che saggiare questi argomenti sul prototipo degli esiti delle prime esperienze.
Suppongo non sia difficile immaginare perché, dacché mondo è mondo, prevalga la tesi che gli uomini siano “deboli, viziosi, inetti e ribelli” (giudizio che Ivan Karamazov fa esprimere al Grande Inquisitore), insomma cattivi e pericolosi: una società costruita su questo giudizio dovrà rinunciare alla libertà in cambio della sicurezza, e in cambio di pane e speranza affiderà la propria paura ad un’autorità, e giacché ogni autorità tende a perpetuarsi, lo farà riproducendosi nella relazione parentale, che a sua volta si farà modello di relazione sociale. Il bambino deve essere preparato a diventare un uomo che sia incline ad una conveniente diffidenza verso il suo simile: non potendosi mai del tutto fidare di un patto tra simili, deve sentire il bisogno di un potere che lo domini “fino ad aver paura di esser libero” (ibidem).
Mentre scrivo siamo a meno di due o tre secoli dall’aver intuito che della ragione può esser fatto miglior uso: per esempio, rimettere in discussione il senso di “buono” e di “cattivo”; per esempio, smettere di pensare alla libertà come a un assoluto e imparare a coniugarla con la responsabilità; per esempio, rinunciare a credere che una società non regga senza essere impalata su un principio trascendente. Tre esempi che ci fanno capire che non avremo un altro bambino, fino a quando non avremo un’altra famiglia, fino a quando non avremo un’altra società: non resta che immaginare possibile un progresso umano sulla capacità che la ragione avrà di decostruire l’imprinting.
Con una ellissi: quanto più capiremo la società che ha prodotto i genitori di Dostoevskij, tanto più potremo fare a meno del Grande Inquisitore.

6 commenti:

  1. Scrivi proprio bene.

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  2. io credo nell'Innocenza Originale

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  3. Dov'è il bottone "mi piace"?

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  4. Ottimo Luigi: davvero complimentoni per la Tua estrema capacità di sintesi sociologica nazionale che "fa la spremuta" del concetto di "uomo forte" che tutto dispone, tanto caro alla "destra" di ogni tempo...
    Alessandro

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  5. ... Per esempio, rimettere in discussione l'uso della ragione per "temperare questo imprinting, perfino arrivando a invertirne il segno".
    Povera psicoanalisi!... E' servita a ben poco, se uno come te ha ancora tutta questa fiducia nella ragione!

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  6. ** quando l'ambiente (natura, dinamiche socio-economico-tecniche) spinge con forza sull'acceleratore del cambiamento, la paura spinge ad abbarbicarsi alle sicurezze della tradizione

    ** quando l'ambiente è statico, la noia e il senso di oppressione spingono a cercare un cambiamento purchessia

    Sarebbe compito degli intellettuali e, più in generale, del cosiddetto ceto medio riflessivo sviluppare e proporre alla discussione generale considerazioni più razionali, caratterizzate da una reattività più progettuale e meno nevrotica e magari anche da una progettualità più creativa e meno meccanica.

    Il guaio è che la gran parte del ceto medio riflessivo è costituita da giovani senza (o con poca) arte né parte, mentre coloro che hanno più strumenti per incidere sono stati in gran parte fagocitati dalla marea del consumismo e/o della caccia ad un potere fine a sé stesso o, ancora più volgarmente, alla visibilità mediatica (oppure ritratti in un pessimistico distacco).

    La blogosfera, epurata della componente facebookistica (lode alla funzione-sentina di fb, senza nulla togliere ai meriti propri), potrebbe essere l'agorà di un nuovo rinascimento.
    (+1 per blogosfera, termine ingiustamente svalutato; ok, il lemma fa pena, ma il concetto è capitale)

    Notazione autoreferenziale: questo commento non è un ot.

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