sabato 16 ottobre 2010

Code del Novecento



La vita delle comunità cristiane in Medio Oriente non è delle più facili, anzi, leviamo l’eufemismo: c’è il rischio che i cristiani scompaiano dai luoghi nei quali è nato il cristianesimo. Anche se è sunnita – è consigliere politico del Gran Mufti del Libano – a Muhammad al-Sammak la cosa dispiace tanto.
Non è la prima volta che esprime la sua apprensione al riguardo: qualche mese fa, per esempio, affermava che “la diminuzione del numero e del ruolo dei cristiani in quella regione è un disastro non solo per i cristiani ma anche per i musulmani e porta alla disintegrazione di quella società e alla mancanza della ricchezza della diversità e delle competenze di carattere scientifico, economico, intellettuale e culturale dei cristiani che emigrano”; e aggiungeva che “l’emigrazione non è una perdita solamente per i cristiani quanto piuttosto una perdita per i musulmani e allo stesso tempo una sconfitta della convivenza islamo-cristiana” (zenit.org, 26.2.2010). Comprensibile, dunque, che la Chiesa lo senta amico, anzi, leviamo l’eufemismo: è normale che lo coccoli.
Est modus in rebus, ovviamente, ma in rebus del genere – parliamo del Santo Patrimonio della Santa Sede in Terra Santa – il modus non è sempre controllabile. Capita, così, che L’Osservatore Romano tolga una frase imbarazzante (quella che qui è sottolineata) dal suo intervento al Sinodo dei Vescovi sul Medio Oriente: “I cristiani d’Oriente sono parte integrante della formazione culturale, letteraria e scientifica della civiltà islamica. Sono anche i pionieri della rinascita araba moderna e hanno salvaguardato la loro lingua, quella del Sacro Corano. Come sono stati in prima linea nella liberazione e nella ripresa della sovranità, oggi sono in prima linea anche nell’affrontare e nel resistere all’occupazione, nel difendere il diritto nazionale violato, a Gerusalemme in particolare e nella Palestina occupata in generale. Ogni tentativo di affrontare la loro causa senza considerare questi dati autentici e radicati nella coscienza delle nostre società nazionali, porta a conclusioni errate, fonda giudizi errati e conduce quindi a soluzioni errate”.
I cristiani come alleati storici dei musulmani nella resistenza all’occupazione, ieri, dei francesi e degli inglesi, oggi, degli ebrei: è frase che condensa splendidamente la strategia politica della Santa Sede in Medio Oriente per tutto il Novecento, almeno a leggerla con gli occhi di un arabo che creda nelle buone intenzioni di Lawrence d’Arabia. Gianni Maria Vian ha cercato di evitare l’ennesimo scazzo diplomatico con Israele, ma non solo: ha pure messo i mutandoni all’ingenuo beduino che fida nella Riscossa Araba come a chiodo-scaccia-chiodo.

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